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Trasporti milanesi

Lo vedo arrivare, e penso:

ecco il frulto che spirchia la nevva con pissa torva

Entro nelle fauci del mostro al suo spalancarsi, il ventre tiepido mi accoglie. Struggente farsi condurre dentro a un vagone come particella in una massa di corpi sconosciuti.

Mi affranco dalla posizione eretta poggiando i non nobili ischi su una piattaforma plastica adatta al mio culo e incastrando tra altre le mie spalle, precisa come un tetris. Una fortuna, di questi tempi. Viceversa avrei fatto di necessità virtù, cavalcando con le mie potenti cosce il movimento singhiozzante.

Il serpentone metallico soffia e ringhia sottomesso alle leggi di gravità e ai gesti del silente cavaliere. Il(la?) conducente ATM sposta il corpaccione sul binario, e dentro anch’io.

Pellicola di budino, la pelle mi contiene. Visceri e loro contenuto, liquidi, ossa e giunture, polposità e grasso… è tutto un adeguarsi ai sobbalzi del mezzo. Chiudo il libro, il cellulare, gli occhi. La mente si appoggia al corpo, budineggia, poi si arrende.

 

 

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