Zì Cosima, tarantolata d’altri tempi

“Vieni a ballare in Puglia Puglia Puglia”… Ci sfotte Caparezza, a noi turisti che a luglio e agosto andiamo nel Salento a sentire la Taranta. Alla notte della Taranta di Melpignano ci sono andata anche io, anni fa. Mi sono divertita, mi sono emozionata. Sono stata spettatrice di uno spettacolo fatto molto bene. In migliaia a naso in su verso il palco, abbiamo percepito la forza e l’intensità di questa musica antica, di un ritmo travolgente. Qualcosa che tramanda e insieme tradisce…. perché il contesto cambia. La Taranta storica nasce e vive intorno a una comunità, in riti antichi il cui senso profondo ci è inattingibile. La storia di Zì Cosima ci mette al centro di questa contraddizione. E’ bellissima, commovente, e dice la verità. La cito dal blog momi-z.it

Mi trovavo a Otranto per i miei soliti giri di conoscenze del Salento. La telefonata arrivò in albergo mentre ero in giro. Al mio rientro trovai alla reception il messaggio urgente di chiamata ad Anagni in Ciociaria dove viveva Zì Cosima con una nipote.

Da molti anni conoscevo Zì Cosima che avevo incontrato durante le mie ricerche nel Salento. Fu l’unica tarantolata che non aveva voluto partecipare alle nostre ricerche di Antropologia Culturale.

Non aveva tutti i torti. In quel periodo il Salento fu setacciato da molti gruppi di ricercatori. Chi lo faceva per seguire le tracce di E. de Martino, chi per speculazione editoriale.

Avevo fatto la sua conoscenza tramite un mio nipote che aveva sposato una sua parente. Di conseguenza fui invitato alle nozze e guadagnai così un credito di fiducia nei miei confronti. Fu così che venni a sapere dei malanni che affliggevano Zì Cosima.

Lentamente, nel tempo venni a conoscenza di tutti i percorsi e le testimonianze della sua esistenza di tarantolata. Malgrado fosse semianalfabeta sapeva usare termini precisi per quel che riguardava le varie terapie a cui si sottoponeva per superare le sue crisi.

Zì Cosima non era solo una tarantolata, aveva sia il “male di S. Donato” (epilessia) che “il ballo di S. Vito”, di conseguenza racchiudeva in sé tutte le ricchezze della magia del Salento e della Puglia.

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