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Gli uomini, l’aborto, il preservativo. Interviste di strada

In questo servizio vediamo alcuni giovani uomini che rispondono alle domande: “cosa ne pensi dell’interruzione volontaria di gravidanza?”, “cosa fai tu per evitarla?”, “è vero o no che gli uomini preferiscono farlo senza preservativo?” Le interviste sono state realizzate al mercatino delle pulci di Milano, noto agli indigeni come “fiera di Senigallia”.
Le risposte sono un indizio di comportamenti vecchi e nuovi nella sessualità maschile. To be continued!

Una donna a tredici anni

Com’ero a tredici anni? Riprendo la proposta di lavoro di Emma Baeri, che si e ci chiede: può essere utile oggi, ciascuna per sé, provare a ricostruire il “proprio” genere partendo dalla propria storia personale, cogliere il senso della crescita di ciascuna? 

Qui siamo nel 1986, in periferia di Milano. Sono dentro la mia cameretta. Seduta sulla lingua di pavimento teatro dei miei giochi, sento il parquet sotto i polpastrelli, rivedo il copriletto a foglie verdi su fondo bianco e l’albero che mia madre aveva dipinto sulla parete.

Questo è un periodo disseminato di catastrofi.

Primo, una serie di esplosioni ha devastato il mio corpo. Nel giro di pochi mesi, da petto a tavoletta ad una ingombrante, imbarazzante coppa 3. Sul culo, uno strato indecente di ciccia morbida che prima non c’era e che mi ha costretto cambiare tutti i pantaloni. Non c’è un abito in cui mi senta a mio agio. Cerco di nascondermi sotto camicie lunghe e maglioni abbondanti. Le mie forme mi inquietano.

Sulla fronte è un continuo bombardamento di brufoli enormi (tutte le sere crema allo zolfo ed esposizione a lampada abbronzante prestata dalla vicina di casa). Sulle gambe, una foresta vergine di peli lunghi e neri, orribili sotto i gambaletti di filanca. Notare che vanno di moda pantaloni a sigaretta arrotolati sopra la caviglia. Per fortuna che mia mamma mi ha fatto la ceretta. Abbiamo sgomberato il piano della cucina e mi ci sono seduta sopra. Lei ha messo sul fuoco un pentolino per scaldare la cera, che spalmava sulle mie gambe stando attenta a non bruciarmi. Era molto impegnata. Il primo strappo è stato doloroso (anche gli altri, ma il primo di più) e mi piangevano gli occhi. Mi ha strappato via i peli, i miei stinchi e i miei polpacci sono diventati bianchi e morbidi. Con la mamma c’era una complicità strana e nuova, era la prima volta che facevamo insieme una cosa da grandi.

Tragedia suprema: sono diventata miope. Occhiali, oscuramento di ciò che il mondo apprezzava di più del mio corpo fisico, cioè gli occhi azzurri. Considerate la gravità della cosa: l’occhiale è un oggetto pericolosissimo anche per lo stigma sociale che porta con sé: la secchionaggine. Continua a leggere

Indisciplinata e impostorica

Dividua. Femminismo e cittadinanza, di Emma Baeri Parisi. Con letture di Elena Caruso Raciti e Antonia Cosentino Leone (Il Poligrafo, 2013)

Articoli, interventi a seminari e convegni, pagine di diario, poesie: i testi raccolti nel volume sono stati scritti tra il 1997 e il 2013. Nel 1997, mentre i maschi al potere fanno e disfano la “Bicamerale” per le riforme costituzionali, Emma sostiene che da questa partita non ci si può tirare fuori e lancia la proposta di un Preambolo alla Costituzione che “nel rispetto dell’integrità della Costituzione scritta dai padri e dalle madri fondatrici della nostra democrazia, la ricontestualizzi a partire dal compimento della cittadinanza femminile”. Nel 2013, sulla spinta di Elena Caruso Raciti, giovane compagna del collettivo Le Voltapagina, si interroga e riflette sul post-porno. Da qui prendo lo spunto per un offrire un piccolo assaggio del ritmo e dei toni del libro.

Felice di aver perso quattro chili per invasione bacillare mi accorgo di colpo che le rughe sono ormai pieghe, che la cellulite affiora imperiosamente dal sottocute, che in questa festa barocca di righe e palle il mio corpo di giovane donna potenzialmente interessato al post porno si è inesorabilmente trasformato nel corpo di una vecchia signora, che tuttavia sento ancora interessato al tema, inevitabilmente virato in senil porno: mi debbo inventare qualcosa, ne voglio parlare con le mie coetanee. Mi guardo intorno: dove sono?

Uguaglianza, differenza, diversità sono alcune delle parole chiave insieme a sessualità, corpo, esperienza bio-storica.

Emma Baeri Parisi (il secondo è il cognome della madre, non del marito) esplora la cittadinanza come una che torni più volte, ma in momenti diversi, sugli stessi luoghi. Li osserva, li scopre e li riscopre registrando al tempo stesso i propri cambiamenti.

E’ particolare questo libro perché ci sono dentro persone, ma anche animali e oggetti. Perché lascia che la vita concreta inzuppi ad ogni istante la tela della teoria. Di Emma conosco la voce e l’accento, la fisicità, l’abbraccio caloroso, e così mentre la leggo mi pare di ascoltarne la voce e mi viene una certa nostalgia di incontrarla. Continua a leggere