http://it.wikipedia.org/wiki/Interferenza_(fisica)#mediaviewer/File:Interferenz.jpg

Onde anomale e calma piatta

Questa piccola riflessione nasce dalla lettura dei materiali diffusi dopo il seminario estivo di Altradimora dedicato a femminismo e nonviolenza. Si è parlato tra l’altro, in quella occasione, di immaturità politica del femminismo. Qui mi aggancio.

Il movimento femminista in tutte le sue varianti ha l’età anagrafica di un secolo e mezzo, ma anche di più se andiamo a vedere i primi vagiti. Durante il quale ha avuto diverse fasi, espressioni, vittorie e sconfitte. Lo metto dentro a quella banda di scalmanati che sono emersi dalla schiuma della storia insieme all’idea stessa di “soggetto politico” e di “cittadinanza”, l’idea di un progetto di liberazione che non si realizza da soli/e, che appartiene a questo mondo e non all’aldilà … comunismo, anarchismo, e via così. Forse piuttosto che di immaturità politica, mi vien da dire che il femminismo soffre di “senilità politica“. La crisi della rappresentanza è grande, travolgente ed è la crisi del soggetto politico come lo abbiamo conosciuto nel Novecento.

La frequentazione costante con gli archivi storici del movimento femminista (o dei femminismi a seconda che nominiamo esplicitamente le differenze che lo attraversano) mi porta spesso a pensare come certi nodi esistano da sempre. La frammentazione, ad esempio.

Il compattarsi delle forze in campo assomiglia a quel fenomeno fisico definito “interferenza di onda“, che può essere costruttiva o distruttiva. Se due onde che si incontrano hanno stessa frequenza e fase, diciamo se il “ritmo” tra punto più alto e punto più basso è lo stesso, allora si crea una grossa onda, che può crescere talmente tanto da diventare una “onda anomala” che tutto travolge. Se però il picco di un’onda coincide con il “ventre” di un’altra, ovvero con il suo punto più basso, il risultato è zero: calma piatta. Se frequenza e fase non coincidono l’interferenza è distruttiva e in questo caso le onde si annullano a vicenda.  Continua a leggere

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Ambrosoli e Cè, quali garanzie per il diritto all’autodeterminazione?

Che brutta botta, la decisione di Ambrosoli di accordarsi con Alessandro Cè. La lista “Lombardi verso Nord” dell’ex leghista Cè sosterrà la coalizione di Umberto Ambrosoli. Il quale ringrazia: “è una adesione che accogliamo con piacere”.

Ma Umberto Ambrosoli lo ha letto il curruculum politico di Alessandro Cè?
Come assessore alla sanità della Regione Lombardia, Cè è noto per le sue posizioni contrarie all’aborto e per aver lodato la legge sui cimiteri che, nel 2007, ha sancito la sepoltura nei cimiteri del materiale abortivo. Come parlamentare ha lavorato perché nell’art 1  della legge 40/2012 sulla procreazione medicalmente assistita fosse incluso “il concepito” fra i “soggetti coinvolti”, determinando così la personalità giuridica dell’embrione e il conflitto della legge 40 con la legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza.

Un film già visto, quello della sinistra e gli argomenti concretamente vitali.

La trama del film:  i rappresentanti della sinistra istituzionale non si curano dei cosiddetti “argomenti eticamente sensibili”, ovvero ciò che riguarda il nascere, il morire, le forme sociali in cui ci leghiamo in vincolo affettivi con altre persone, i dispositivi di potere che si manifestano nella sessualità. Argomenti che sarebbe più opportuno definire “concretamente vitali”.

Da un candidato di sinistra vorrei che fossero esplicitate ed inserite in ogni accordo elettorale le dovute garanzie di lacità e di rispetto del diritto all’autodeterminazione.

La sinistra, le primarie e gli argomenti concretamente vitali

Lavoro, rigore, equità sociale, ecologia, rinnovamento, produttività, legalità. Tra le parole forti del dibattito che accompagna la corsa delle primarie di centro-sinistra rimangono in secondo piano i cosiddetti “argomenti eticamente sensibili”, ovvero ciò che riguarda il nascere, il morire, le forme sociali in cui ci leghiamo in vincolo affettivi con altre persone, i dispositivi di potere che si manifestano nella sessualità. Argomenti che sarebbe più opportuno definire “concretamente vitali”.

Sotto il mantello della crisi la politica parla nel registro dominante, quello economico. Ha un senso, perché l’Europa dei banchieri e della finanza uccide l’Europa dei diritti. In Europa l’importanza dei patti in materia economica e fiscale è inversamente proporzionale all’importanza dei patti in materia di diritti sociali e civili.

D’altra parte anche nell’agenda dell’Europa dei diritti non ci si cura molto degli “argomenti concretamente vitali”, come se si trattasse di un lusso, qualcosa in più. Se li lasciamo fuori dall’agenda e dai programmi dimentichiamo che i politici legiferano e decidono in base al proprio orientamento sulla vita di tutti e tutte. Sono decisioni che si traducono in una limitazione di libertà “concretamente sensibile” sotto la copertura delle regole democratiche.

Che il governo Monti non sia poi tanto tecnico è un fatto noto (rilevato, analizzato, indagato) sul piano delle politiche economiche. Che il governo Monti non sia tecnico neppure dal punto di vista degli argomenti “concretamente vitali” è meno plateale. Continua a leggere

L’invenzione della virilità – le alleanze possibili

Sto partecipando a una lezione di storia contemporanea all’Università statale di Milano. L’aula è piena, il prof. Rumi è in cattedra e sta parlando della prima guerra mondiale a noi studenti pubblico silenzioso. Nella mia testa insiste da mezz’ora un pensiero: da qualche parte ho letto che in quel periodo le donne, chiamate a sostituire nelle fabbriche gli uomini-soldati o impegnate in opere di assistenza, ottengono un inedito protagonismo sociale. E che poi sarà difficile farle tornare a casa e far loro dimenticare la questione del voto, per cui stanno lottando da almeno trent’anni. Il prof. non lo sta dicendo, a me sembra fondamentale e vorrei che lo dicesse, perciò alzo la mano e faccio la mia domanda: “professore ho letto che…”. Lui mi stronca con un taglio netto: “lasciamo perdere queste storie femministe“. Congelamento rapido, ibernazione del dibattito.

Questo episodio accadeva quasi vent’anni fa. Me ne sono ricordata leggendo il libro di Sandro Bellassai, L’invenzione della virilità. Politica e immaginario maschile nell’Italia contemporanea (Carocci, 2011), di cui abbiamo parlato di recente insieme a Barbara Bracco, a Fiorella Imprenti e all’autore, nell’ambito del ciclo organizzato dalla FIAP Fatti e idee della Resistenza: un approccio di genere.

“Molto probabilmente solo dieci anni fa un libro come questo non sarebbe stato pubblicato”, dice Bellassai. Oggi i tempi sono maturi, sembra, per restituire alla storia umana il suo lato d’ombra. Continua a leggere

La dea e la politica

Da un lato la dea, cioè il femminile tramandato da simboli e miti da prima dell’avvento delle religioni e delle società patriarcali. Dall’altro le donne nella storia delle società patriarcali. Femminilità simbolica e femminilità storica.
E se provassimo a tenerle insieme, queste due prospettive? Come due angoli di osservazione sul medesimo oggetto, due fuochi di attenzione che possano illuminare parti o snodi di una complessità – l’umano, mai fino in fondo conoscibile, perché mai interamente visibile a sé se non di parte in parte.

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