Mai più in difesa della legge 194

Immaginate che da domani abbiamo una legge sulle unioni civili. Immaginate che nella legge ci sia un articolo in cui è scritto che tutti gli addetti ai lavori possono, “per motivi di coscienza”, esimersi dalle procedure atte a stabilire il contratto di matrimonio o unione. Ma, prima, trovatemi una coscienza uguale a un’altra. Ognuno, ognuna, avrà ottimi motivi per esimersi dall’incarico di collaborare a matrimoni. Magari li considera indecenti o magari la sua coscienza sta dicendo che lo stipendio è troppo basso per assumersi anche questa incombenza. Comunque sia, in base alla nuova legge tutti, dal messo comunale al sindaco, possono sottrarsi dal formalizzare unioni. Diamine! La coscienza è una cosa seria, va rispettata, sporca o pulita che sia. Immaginatelo, dunque. Schiere di impiegati e impiegate, funzionari e funzionarie, portieri e portiere, segretari e segretarie, addetti e addette alle pulizie, traduttori e traduttrici, consulenti maschi e consulenti femmine, immaginateli tutti e tutte, in gruppo o alla spicciolata, nell’ufficio protocollo a consegnare quel misero foglietto in carta semplice che attesta la voce inoppugnabile della propria coscienza: “io obietto. Questo matrimonio non s’ha da fare!”.

Le persone che credevano di avere riconosciuto un diritto fino ad ora negato e non aspettavano altro che il momento dei confetti si accorgerebbero di essere state prese per il naso. Altre, che quel diritto già ce l’avevano perché appartenenti alla maggioranza normodotata, si unirebbero alle prime per sentimento civile, per un’idea comune di cittadinanza, anche solo per simpatia. Magari insorgerebbero gli uni e le altre con le une e gli altri. Magari uscirebbero a fiumi per le strade, lancerebbero terribili pernacchie a quei fanfaroni di legislatori (e fanfarone di legislatrici) che con la mano sinistra danno e con la destra tolgono. Si chiederebbero attoniti, ma anche attonite: “che razza di imbroglio è questa legge che all’articolo uno dice A, e all’articolo due dice il contrario di A”? O forse, pur di salvare il salvabile, si metterebbero in processione a reclamare la difesa e il rispetto della legge. “Almeno di quella piccola parte di diritti che ci è stata concessa”, direbbero. Poco è meglio di zero. Continua a leggere

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Caro PD, non tradirci di nuovo!

Diritto all’aborto: il 9 marzo il voto del Parlamento europeo. L’incognita del Pd

Vi invito a sottoscrivere questa petizione lanciata da Laiga e Vita di donna in vista del 9 marzo prossimo, giorno in cui il Parlamento europeo voterà sul “Rapporto Tarabella”, che potrebbe darci strumenti per fare valere il diritto all’aborto anche nel nostro Paese. Un diritto che rischia di affondare nell’indifferenza generale.

Nel dicembre 2013 la campagna di mobilitazione One of us per il riconoscimento giuridico dell’embrione raccolse 2 milioni di firme in pochi giorni e riuscì a far approvare dal Parlamento europeo un testo alternativo alla Risoluzione Estrela (Psoe) “salute e diritti sessuali e riproduttivi”. A quella sconfitta contribuirono anche i mancati voti del Partito democratico.

In occasione del voto per la risoluzione Estrela, infatti, sei eurodeputati Pd (Silvia Costa, Franco Frigo, Mario Pirillo, Vittorio Prodi, Patrizia Toia, e David Sassoli) avevano consentito l’approvazione di un ordine del giorno sostenuto dai gruppi clericali, reazionari e neo nazisti. Nei giorni successivi una rete di associazioni aveva chiesto al Pd una presa di posizione attraverso la campagna “La salute sessuale e riproduttiva è un diritto“. Continua a leggere

L’incontro della rete Womenareurope

Il piacere degli incontri di rete è di guardarsi in faccia e parlarsi di persona. Se ne esce con la sensazione di polis, di comunità. Lo sapevi già prima, perché siamo virtualmente connesse tra noi ogni decimo di secondo, ma solo così ne fai esperienza.

La frustrazione è quella implicita nella complessità. Ci vuole tempo per accordare gli strumenti di un’orchestra senza direttore. Quattro minuti a testa per parlare alle altre, moltiplicati per decine di parlanti, diviso per ciascuna delle sensibilità in ascolto… Un rompicapo.

All’incontro della rete Women are Europe del 6 aprile a Milano sono intervenute in circa settanta, oltre che da Milano e provincia, da Firenze, Roma, Varese, Torino, Brescia, Genova, Reggio Calabria – facile che mi sia persa qualche città. Età media elevata, lunga esperienza di associazionismo, collettivi, reti, gruppi, anche partiti e istituzioni.

Provo a rilanciare, tra i molti, alcuni spunti che mi pare siano stati ricorrenti nelle parole di chi è intervenuta: Continua a leggere

Interrogazione alla Ministra Lorenzin sulla legge 194

L’11 giugno 2013 la Camera dei deputati approvava diverse mozioni sulla applicazione della legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza. Tra tutte, la Mozione (1-00045) presentata da Sinistra ecologia e libertà era la più chiara ed esaustiva rispetto alle problematiche inerenti alla applicazione della legge e quella che più recepiva le richieste contenute in documenti recenti quali il manifesto Legge 194 – cosa vogliono le donne e il documento dell’assemblea nazionale Libere di scegliere. La mozione approvata impegnava la Ministra della salute Lorenzin in azioni concrete a tutela della salute della donna, volte ad arginare l’aumento indiscriminato del rifiuto di curare da parte di medici e non – rifiuto che in Italia si definisce “obiezione di coscienza”, mentre all’estero si definisce “refusal of care“.

Un’interrogazione per chiedere conto degli impegni presi dal governo sulla applicazione della legge 194

21 novembre 2013 – Le deputate di Sel Nicchi, Piazzoni e Aiello depositano un’interrogazione alla Ministra Lorenzin, chiamata a rispondere in Commissione affari sociali del Parlamento.

L’interrogazione (qui il testo integrale) è pubblicata nella seduta odierna della Commissione:

essendo trascorsi quasi 5 mesi dall’approvazione delle mozioni citate, non risultano agli interroganti iniziative concrete volte all’attuazione ed al rispetto degli impegni sottoscritti dal Governo;

chiedono

quale sia lo stato di attuazione relativo agli impegni presi dal Governo nel mese di giugno, in merito alla rispettosa applicazione sul territorio nazionale della legge n. 194 del 1978 e quali iniziative intenda intraprendere per rispettare gli impegni sottoscritti;

Tra gli impegni sottoscritti, vi era quello di istituire un tavolo tecnico di monitoraggio con gli assessori regionali per verificare la la piena e corretta attuazione della legge n. 194 del 1978, con particolare riferimento agli articoli 5, 7 e 9.

Ricordiamo qui i punti della Mozione 1-00045, che impegna il governo:

  • a garantire la piena applicazione della legge n. 194 del 1978 su tutto il territorio nazionale nel pieno riconoscimento della libera scelta e del diritto alla salute delle donne, assumendo tutte le iniziative, nell’ambito delle proprie competenze;
  • ad attivarsi, nell’ambito delle proprie competenze, al fine di assicurare, come prevede la legge, il reale ed efficiente espletamento, da parte di tutti gli enti ospedalieri e delle strutture private accreditate, delle procedure e degli interventi di interruzione della gravidanza chirurgica e farmacologica;
  • a garantire il pieno rispetto della legge da parte di ogni struttura pubblica o del privato accreditato (sia essa un ospedale o un consultorio), posto che solo a fronte di questo impegno può essere concesso l’accreditamento;
  • ad attivarsi perché l’interruzione volontaria di gravidanza farmacologica sia garantita come opzione a tutte le donne, che, entro i limiti di età gestazionale imposti dalla metodica, devono poter scegliere;
  • a promuovere il monitoraggio specifico regionale dell’interruzione volontaria di gravidanza farmacologica, anche praticata in day hospital, al fine di verificare la piena applicazione della legge, nonché ad attivarsi perché l’interruzione volontaria di gravidanza farmacologica sia proposta come opzione alle donne che, entro i limiti di età gestazionale imposti dalla metodica, devono poter scegliere quale percorso intraprendere, fornendo alle medesime la piena conoscenza delle modalità e dei risultati emersi;
  • ad assumere iniziative per costituire un tavolo tecnico di monitoraggio con gli assessori regionali per verificare la piena e corretta attuazione della legge n. 194 del 1978, con particolare riferimento agli articoli 5, 7 e 9, al fine di evitare ogni forma di discriminazione fra operatori sanitari, obiettori e non obiettori anche attraverso una diversa gestione e mobilità del personale garantendo la presenza di un’adeguata rete di servizi in ogni regione; anche ai fini di una maggiore trasparenza nel rapporto tra cittadini e medici di famiglia, ad assumere iniziative per mettere in condizione gli ordini provinciali dei medici chirurghi e degli odontoiatri di monitorare l’applicazione della legge n. 194 del 1978, anche in riferimento agli articoli 5, 7 e 9;
  • ad assumere iniziative per valorizzare e ridare piena centralità ai consultori familiari, quale servizio fondamentale nell’attivare la rete di sostegno per la procreazione responsabile, nonché strutture assistenziali per l’attivazione del percorso per l’interruzione volontaria di gravidanza nel rispetto delle scelte e della salute delle donne;
  • fermi restando l’obbligo di dispensazione dei farmaci e l’adeguata informazione degli utenti previsti dalla legislazione vigente, ad assumere iniziative affinché le competenti federazioni nazionali degli ordini professionali del personale sanitario si adoperino per garantire uniformità sul territorio nazionale in ordine agli indirizzi deontologici relativi all’esercizio dell’obiezione di coscienza.

Legge 194: cosa vogliono le donne

Il 22 maggio la legge 194/1978 che disciplina in Italia l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) compirà  35 anni. Quasi quattro decenni dopo quel passaggio storico per il nostro Paese, vediamo tradito il suo senso, snaturata la sua applicazione e temiamo per il suo futuro.

Con il patrocinio del Comune di Milano alcune associazioni operanti nell’ambito della salute di genere, dell’autodeterminazione femminile e cittadinanza attiva hanno indetto il convegno

Legge 194: cosa vogliono le donne

Sabato 9 Marzo- Milano Sala Acquario Civico Via G.B.Gadio 02

Usciamo dal Silenzio, Libera Università delle Donne, Consultori Privati Laici vi invitano al convegno con l’obiettivo di rilanciare l’iniziativa in difesa della legge 194 e garantirne un’effettiva e corretta applicazione a partire dai bisogni delle donne, racchiusi in alcune parolechiave attorno alle quali ragioneremo con ginecologhe, giuriste, filosofe, bioetiche.

Le nostre parole chiave: rispetto della scelta, accoglienza e informazione, sicurezza ed efficacia.

E’ la ripresa della battaglia che il 14 gennaio 2006 portò in piazza a Milano duecentomila donne (e anche molti uomini) in difesa della libertà di scelta.

Il convegno si aprirà con un video, di cui vedete a seguire il trailer. Nel corso del convegno verrà presentato un manifesto di proposte rivolto agli attori politici e sociali, per assicurare alla legge 194 un futuro migliore di questo problematico presente.

Fra le proposte, quella che ogni struttura, pubblica o del privato accreditato, sia obbligata ad applicare la legge. Solo in tal caso l’accreditamento potrà essere concesso. Allo stesso modo le strutture che svolgono il servizio di diagnosi prenatale dovranno garantire, se richiesto della donna, l’aborto terapeutico in caso di anomalie fetali.

Il convegno e il manifesto delle proposte verranno presentati nella conferenza stampa che si terrà presso la sala Brigida di Palazzo Marino, in Piazza Scala, giovedì 7 marzo, alle ore 13.

Scarica la locandina “Legge 194: cosa vogliono le donne”

Guarda il trailer del video introduttivo: