Storie a passo d’uomo

C’è una singolare miscela di ingredienti in questo libro. I racconti di «Storie a passo d’uomo» ti gettano in un lieve spaesamento. C’è tanta ironia, che vela e svela gli acciacchi di un’umanità dolente senza moralismo, spianando il sorriso. La bellezza si accompagna all’inquietudine e il personale al politico. C’è la morte, nella sua imprevedibile e scomposta danza con la vita.

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Quel matrimonio, che emozione, che vergogna!

#svegliaitalia. Prima di scendere in piazza la mia amica Emma Baeri ci ha inoltrato, sottoscrivendolo, questo articolo di Alessandro Gilioli che afferma: “se si scende in piazza per parlare di famiglia, è un brutto segno”. Sospiro e annuisco. Scrive più avanti: “la famiglia sta ai bisogni sociali come il pane sta a quelli alimentari”. Mhh, ok. “Punto a un giorno in cui nessuno scenda in piazza per nessuna famiglia: perché ciascuno avrà la sua, come gli pare” Sospiro di nuovo. Pure io.

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Expo et circensens

Dopo anni passati a lottare contro l’Expo, ci ritroviamo con due biglietti di ingresso, un regalo inatteso. Consideriamo il gesto affettuoso, cediamo alla contraddizione e andiamo, per renderci conto di persona e confermare oppure cambiare idea su quello che pensavamo di questo evento.

Paghiamo i cinque euro per i mezzi pubblici (due volte, perché sbagliamo treno) arriviamo al piazzale antistante, superiamo i blocchi del metal detector. Già esausti, eccoci infine dentro all’Esposizione universale del 2015. Ci tuffiamo senza esitare nel fiume di persone, come salmoni che risalgono la corrente. Solo che loro, i salmoni, sguazzano, noi invece ci troviamo in una moltitudine di corpi concentrata in uno spazio troppo stretto per sentirsi a proprio agio. Tutti scattano foto e anche noi ci diamo da fare.

Questa fiumana non è che l’inizio. All’interno del sito, la concentrazione di carne umana per metrocubo è ancora più alta. E’ come stare dentro a un vagone della metropolitana all’ora di punta, solo che qui tutti cercano di andare in qualche direzione.

Ci troviamo dentro un grande quadrilatero percorso in longitudine da un vialone centrale, chiamato pomposamente “il decumano”. Per un attimo pensiamo ai Champs Elisee. Solo che qui la via principale – il decumano – è costeggiata da costruzioni che imitano i diversi stili nazionali. L’accozzaglia di finto su finto ci impressiona per lo stridore estetico. Una cacofonia di forme. Lo sguardo rimbalza da un padiglione modello astronave all’imitazione di un palazzo mediorientale, da un tappeto di erba inglese ad un manto di placche lucide e rosse simil-drago.

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Allarme interruzione volontaria di gravidanza all’Ospedale Bassini di Milano

Il caso dell’Ospedale Bassini di Milano, dove tutti i medici rifiutano le cure per cosiddetti motivi di coscienza, e del ricorso al volontariato di un medico in pensione perché il servizio di IVG non sia sospeso. “Il vero problema è l’obiezione di coscienza”, dice Spreafico. “Aveva un senso quando è stata varata la legge 194, ma non oggi. Credo che chi sceglie di fare in ginecologo in ospedale non debba potersi sottrarre, proprio come avviene in altri paesi europei dove l’interruzione volontaria di gravidanza rientra nei doveri di ogni ginecologo”.

Un'inchiesta sull'aborto

“Grazie per il vostro servizio e per le informazioni che date, ma vi devo comunicare che il servizio di interruzione volontaria di gravidanza al Bassini è sospeso”. È una donna che scrive all’indirizzo di Consultoria, un servizio autogestito da donne per donne che ha sede in via dei Transiti a Milano e che offre informazioni e momenti di confronto su contraccezione, interruzione di gravidanza, gravidanza e parto, violenza e stalking. Sul loro blog ci sono indirizzi e orari degli ospedali che fanno IVG a Milano e comuni limitrofi, compreso quello dell’Ospedale Bassini che accoglie le richieste per Cinisello Balsamo e Sesto San Giovanni.

È la metà di luglio quando le operatrici di Consultoria ricevono la segnalazione e si attivano per verificare. La conferma arriva dall’ambulatorio di ginecologia del Bassini: una seduta è programmata per il 14 luglio e un’altra per il 25 agosto. A questo punto lanciano l’allarme sul web…

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Oh my gender!

Una bella risposta al family day, a chi pretende di censurare, di bruciare i libri, di propagare ignoranza, a chi usa la violenza perché teme le diversità, a chi mistifica la realtà a scopo propagandistico, a chi, in nome di una inesistente “famiglia naturale”, pratica sistematicamente la misoginia e l’omofobia. Un urlo di gioiosa rabbia verso i bottegai che occupano scranni di potere svendendo ogni giorno la rappresentanza in nome un misero profitto elettorale.