Lorenzin e la prestidigitazione

Beatrice Lorenzin, ministra della Salute sotto il governo Renzi, ce la ricorderemo come quella che sul tema dell’aborto e dell’obiezione di coscienza ha fatto il gioco delle tre carte. Abbiamo visto con i nostri occhi donne in fila in un corridoio d’ospedale alle sei del mattino per accaparrarsi un posto prima che fosse troppo tardi per abortire. Abbiamo ascoltato con le nostre orecchie certe amare testimonianze di ginecologi e ginecologhe messi all’angolo per avere scelto di curare. Abbiamo trascritto i racconti di medici che hanno curato donne arrivate in ospedale con l’emorraggia per un aborto fatto in casa con farmaci acquistati illegalmente in internet. Abbiamo registrato la voce di quelle che sono state maltrattate e violate nella propria dignità per avere chiesto di interrompere la gravidanza dopo i 90 giorni.

E la ministra pretende di fare scomparire tutto questo con due o tre rapide mosse di prestidigitazione. Fino a quando, e negli interessi di chi?

Articolo intero su http://www.consumieconsumi.com/la-ministra-lorenzin-e-la-prestidigitazione-dei-dati-sullobiezione-di-coscienza/

Crediti immagine: http://www.deviantart.com/art/Playing-Cards-208422264

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Surrogacy. Nessun veto in nome della libertà

Quando mi è stato chiesto di scrivere per Leggendaria di maternità surrogata mi sono sentita felice e in ansia al tempo stesso. Felice, perché da tanti anni rifletto da sola e in compagnia sul nodo maternità/tecnica/femminismo. Ansiosa, perché navigare in queste acque è uno sport estremo. Sono acque insidiose, ad ogni onda c’è il rischio di annegare nel pregiudizio e nell’ideologia. Con marosi di questo genere è più che giustificata la tentazione di chiudersi dietro all’oblò delle proprie certezze per paura di soccombere alla veemenza delle contraddizioni e di una realtà inevitabile.

Serve dunque un timone da impugnare con entrambe le mani. Serve una mappa. Servono nervi saldi e conoscenza.

Nella mano sinistra tengo quel che so della tecnica. Nella mano destra tengo quel che so del potere. La mappa è quel che so della maternità surrogata (‘surrogacy’, in inglese, ‘maternità per altri’ nel politicamente corretto, ‘utero in affitto’ nel linguaggio mediatico). I nervi saldi ci vogliono per non infuriarmi quando leggo che Snoq-libere chiede di “mettere al bando” la maternità surrogata: ogni volta che qualcuno pretende di porre veti in nome della libertà mi sale il fumo agli occhi e rischio di non vederci più.

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#svegliaitalia

Ti senti oppressa/o dalla religione cattolica in Italia? Come reagisci? Secondo te l’Imam Francesco porterà qualche apertura?
Lo abbiamo chiesto ad alcune/i partecipanti alla manifestazione per la legge su unioni civili e adozione
#svegliaitalia Milano 23 gennaio

Mai più in difesa della legge 194

Immaginate che da domani abbiamo una legge sulle unioni civili. Immaginate che nella legge ci sia un articolo in cui è scritto che tutti gli addetti ai lavori possono, “per motivi di coscienza”, esimersi dalle procedure atte a stabilire il contratto di matrimonio o unione. Ma, prima, trovatemi una coscienza uguale a un’altra. Ognuno, ognuna, avrà ottimi motivi per esimersi dall’incarico di collaborare a matrimoni. Magari li considera indecenti o magari la sua coscienza sta dicendo che lo stipendio è troppo basso per assumersi anche questa incombenza. Comunque sia, in base alla nuova legge tutti, dal messo comunale al sindaco, possono sottrarsi dal formalizzare unioni. Diamine! La coscienza è una cosa seria, va rispettata, sporca o pulita che sia. Immaginatelo, dunque. Schiere di impiegati e impiegate, funzionari e funzionarie, portieri e portiere, segretari e segretarie, addetti e addette alle pulizie, traduttori e traduttrici, consulenti maschi e consulenti femmine, immaginateli tutti e tutte, in gruppo o alla spicciolata, nell’ufficio protocollo a consegnare quel misero foglietto in carta semplice che attesta la voce inoppugnabile della propria coscienza: “io obietto. Questo matrimonio non s’ha da fare!”.

Le persone che credevano di avere riconosciuto un diritto fino ad ora negato e non aspettavano altro che il momento dei confetti si accorgerebbero di essere state prese per il naso. Altre, che quel diritto già ce l’avevano perché appartenenti alla maggioranza normodotata, si unirebbero alle prime per sentimento civile, per un’idea comune di cittadinanza, anche solo per simpatia. Magari insorgerebbero gli uni e le altre con le une e gli altri. Magari uscirebbero a fiumi per le strade, lancerebbero terribili pernacchie a quei fanfaroni di legislatori (e fanfarone di legislatrici) che con la mano sinistra danno e con la destra tolgono. Si chiederebbero attoniti, ma anche attonite: “che razza di imbroglio è questa legge che all’articolo uno dice A, e all’articolo due dice il contrario di A”? O forse, pur di salvare il salvabile, si metterebbero in processione a reclamare la difesa e il rispetto della legge. “Almeno di quella piccola parte di diritti che ci è stata concessa”, direbbero. Poco è meglio di zero. Continua a leggere

Caro PD, non tradirci di nuovo!

Diritto all’aborto: il 9 marzo il voto del Parlamento europeo. L’incognita del Pd

Vi invito a sottoscrivere questa petizione lanciata da Laiga e Vita di donna in vista del 9 marzo prossimo, giorno in cui il Parlamento europeo voterà sul “Rapporto Tarabella”, che potrebbe darci strumenti per fare valere il diritto all’aborto anche nel nostro Paese. Un diritto che rischia di affondare nell’indifferenza generale.

Nel dicembre 2013 la campagna di mobilitazione One of us per il riconoscimento giuridico dell’embrione raccolse 2 milioni di firme in pochi giorni e riuscì a far approvare dal Parlamento europeo un testo alternativo alla Risoluzione Estrela (Psoe) “salute e diritti sessuali e riproduttivi”. A quella sconfitta contribuirono anche i mancati voti del Partito democratico.

In occasione del voto per la risoluzione Estrela, infatti, sei eurodeputati Pd (Silvia Costa, Franco Frigo, Mario Pirillo, Vittorio Prodi, Patrizia Toia, e David Sassoli) avevano consentito l’approvazione di un ordine del giorno sostenuto dai gruppi clericali, reazionari e neo nazisti. Nei giorni successivi una rete di associazioni aveva chiesto al Pd una presa di posizione attraverso la campagna “La salute sessuale e riproduttiva è un diritto“. Continua a leggere