Aborto, Argentina, #esley. La testimonianza di Estela Dìaz

Venerdì 5 febbraio 2021 ho partecipato all'incontro online organizzato con il gruppo donne di Rifondazione comunista Milano. Con Daniela Fantini abbiamo fatto il quadro della situazione italiana. Ospite d'eccezione è stata Estela Diaz, Ministra delle Donne, Politiche di Genere e Diversità sessuale della provincia di Buenos Aires. Qui il video e la trascrizione abbastanza fedele del suo intervento.

Amleta, il collettivo di attrici di teatro che denuncia gli abusi e le discriminazioni sul palcoscenico: “Non vogliamo più isolarci”

Hanno già aderito più di 140 tra donne, uomini e persone transgender, con l’obiettivo di evidenziare e contrastare la disparità e la violenza di genere nel mondo dello spettacolo dal vivo. Il collettivo si è formato durante il primo lockdown e in questi mesi ha lavorato soprattutto su due fronti: una mappatura basata sul lavoro volontario delle attiviste e auto-finanziata, e la funzione di raccordo tra lavoratrici che hanno subito violenza e avvocate dei centri antiviolenza

Aborto farmacologico, perché le nuove linee guida non bastano per renderlo accessibile: chi si oppone e dove si sono già adeguati

Se il limite per la somministrazione, che viene spostato dalla settima alla nona settimana dall’inizio della gestazione, è cogente, sulla deospedalizzazione l'intervento delle Regioni è fondamentale. E se Toscana, Emilia e Lazio vanno nella direzione indicata, Umbria e Piemonte non hanno intenzione di adeguarsi. Necessario anche aggiungere una voce di spesa nel nomenclatore tariffario regionale così da permettere a consultori e ambulatori il rimborso per la prestazioni

Matrimoni forzati per 33mila bambine al giorno. E 200 milioni le vittime di mutilazioni genitali. Il report Onu sulle donne nel mondo

In Italia il resoconto annuale "Contro la mia volontà. Affrontare le pratiche dannose per il raggiungimento dell’uguaglianza di genere" è stato lanciato da AIDOS (Associazione italiana donne sviluppo) con l’Agenzia di stampa nazionale DiRE. Mettere fine a queste pratiche dannose entro il 2030 è un obiettivo dell’UNFPA (Agenzia delle Nazioni Unite per la salute sessuale e riproduttiva)

Umbria, donne in piazza dopo lo stop all’aborto farmacologico in day-hospital. Italia indietro e differenze tra Regioni: perché il caso di Perugia può cambiare le sorti dell’interruzione di gravidanza

Nell’occhio del ciclone la delibera regionale del 10 giugno scorso con cui la giunta leghista ha cancellato la possibilità di somministrare la pillola RU486 senza ricovero o a domicilio. Ma il tema è nazionale: il ricorso al metodo non chirurgico nel Paese è fermo al 20,8% dei casi, con grandi differenze tra Regioni. Così ora il ministro Speranza vuole rivedere le linee-guida in modo da facilitare l'interruzione di gravidanza con metodo farmacologico. Intanto, secondo gli ultimi dati, ci sono almeno 10mila interventi clandestini ogni anno

Aborto, Speranza ha chiesto parere al Consiglio di sanità “per favorire quello farmacologico”. In Umbria manifestazione contro lo stop

Il quesito sottoposto dal ministro della Salute va nella direzione sollecitata da associazioni, ginecologi e ostetriche. L'Italia è tra i Paesi dove è più difficile l'interruzione di gravidanza con la RU486: solo Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna, Puglia e Toscana permettono la somministrazione in day hospital. Intanto domenica 21 giugno annunciata la protesta delle donne a Perugia contro lo stop della leghista Tesei.