Aborto, Argentina, #esley. La testimonianza di Estela Dìaz

Venerdì 5 febbraio 2021 ho partecipato all’incontro online organizzato con il gruppo donne di Rifondazione comunista Milano. Con Daniela Fantini abbiamo fatto il quadro della situazione italiana. Ospite d’eccezione è stata Estela Diaz, Ministra delle Donne, Politiche di Genere e Diversità sessuale della provincia di Buenos Aires. Mara Ghidorzi ha moderato e Anna Camposampiero ha tradotto in diretta. Qui il video.

Qui a seguire una trascrizione (non del tutto letterale ma abbastanza) dell’intervento di Estela Diaz, che ha descritto come si è arrivate alla votazione del provvedimento che legalizza l’aborto, nel dicembre scorso, alcune sue caratteristiche, ostacoli attuali.

“L’aborto è stato trainante nella unificazione del movimento femminista. Aborto come diritto umano, che doveva essere garantito.
Il movimento sociale alla fine è riuscito a imporre alla società stessa un dibattito che era silenziato, esisteva ma non appariva in pubblico, non apparteneva al dibattito pubblico.

Quindi il primo obiettivo del movimento è stato la depenalizzazione sociale e poi si è portato al parlamento che era la istituzione deputata a tradurre la legge.
Per questo si è lavorato sempre in alleanze sociali e politiche trasversali, anche tra forze con visioni distanti ma che avevano come punto in comune la legalizzazione dell’aborto.
Il movimento è cresciuto molto in un contesto politico che ha le radici nel 2005, che è stata un’epoca di grande ampliamento di diritti. Su questa base il movimento ha cominciato a far crescere anche le proprie rivendicazioni e ad includere anche la rivendicazione sull’aborto

Era l’epoca  Kirchner, quindi di governi progressisti. Nel 2015 prende il potere il governo conservatore liberista di Macri ma il movimento non si ferma. In periodo in cui attacco ai diritti è stato generlizzato, ma il movimento ha continuato comunque a crescere.

I due momenti politici importanti per il movimento sono:
3 giugno 2015 quando c’è la mobilitazione di ni una menos che denuncia il femminicidio come insostenibile nella società, che diventa mobilitazione importante, e nel 2018 quando il dibattito sulla legge dell’aborto arriva al Congresso nazionale.

Il movimento ha avuto un cambiamento quantitativo e qualitativo perché interpella politicamente tutta la società non soltanto sui diritti delle donne ma contro il neoliberismo quindi assume efficacia politica perché interroga tutte organizzazioni che contrastano il neoliberismo.

A partire dal 2018 nasce la “marea verde” che ha superato le nostre frontiere e oggi anche in Cile si usa il verde e c’è stata fortissima mobilitazione della gioventù che ha identitficato diritto aborto come diritto decidere proprio corpo e diritto decidere in politica, unendo la visione femminista con la visione antiliberista.

Quando arriva il nuovo governo, nel 2019, il nuovo presidente e il governatore dalla città di Buenos Aires hanno creato il ministero delle Donne, Politiche di Genere e Diversità sessuale della provincia di Buenos Aires. La provincia di Buenos Aires è la più grande dell’Argentina e include il 40% della popolazione argentina. Questo è stato un fatto storico, istituzionalizzare le politiche di genere quindi i diritti sessuali e anche l’aborto, portandoli ai più alti livelli delle istituzioni.

Il presidente [Alberto Ángel Fernández], che si era impegnato a favorire il dibattito dentro il congresso ha portato avanti questo impegno anche durante la pandemia questo ha permesso costruzione maggioranza dentro il congresso che ha poi legiferato; è stato importante favorire il dibattito.

Ora la sfida è che questa legge venga attuata in tutto il sistema e a tutti i livelli.

Siamo arrivate con molti anni di attivismo in cui la campagna non lavorava solo per l’aborto ma con tutti i settori della salute, che si occupavano di legge, che sono sempre sati molti conservatori sui diritti della donna, facendo un lavoro capillare. Questo processo del movimento ha creato le condizioni che oggi permettono che questa legge venga applicata in tutto il paese.

La lunga marcia di resistenza agli attacchi portati alla legge precedente, hanno fatto sì che si costruissero le risposte. Il lungo periodo di resistenza ha consentito di prevedere gli ostacoli e di conoscerli già in fase di costruzione della legge.
Ad esempio l’obiezione coscienza è inclusa nella legge, ma si stabilisce anche che non può essere un ostacolo, non si può fare “ostruzione di coscienza”, quindi un ospedale che non può garantire la legge deve indicare una struttura che la offre e pagare le spese di spostamento e c’è la possibilità di sanzionare le strutture che non danno assistenza.

Ci sono province più conservatrici e altre più progressiste. Buenos Aires già fatto direttive in collegamento con il Ministero della salute per garantire l’applicazione della legge, inclusa la
creazione consultori in cui garantire spazi di attenzione alle donne.

E’ stato messo in campo un programma nazionale per facilitare l’accesso all’aborto farmacologico e per produrre in aziende pubbliche i farmaci necessari. Quindi è evidente che c’è ls volontà politica. Siamo in un contesto in cui non solo esiste la legge ma una indicazione politica chiara.

Le resistenze principali che si trovano nella applicazione del diritto avvengono attraverso il potere giudiziario che in questo momento è il più reazionario, in particolare in province più conservatrici come il Chaco.
Si risponde non solo con appoggio società e movimento femminista ma anche del governo nazionale e del governo locale. Sono state messe in campo azioni contro la giudice che ha opposto resistenza.

In sintesi il diritto è sempre contestato. Siamo oggi in avanzamento in termini di diritto e alleanze favorevoli ma sappiamo che dobbiamo stare allerta perché la destra continuerà a minacciarle e per questo guardiamo alle nostre sorelle in Europa che li vedono minacciati.

Vorrei aggiungere che noi donne abbiamo una forza potente, denunciare le disuguaglianze nella società e dobbiamo continuare a farlo siamo una forza di emancipazione per la società nel suo complesso. Noi abbiamo portato questo tema nella gestione del governo”.

Pubblicato da EC

Giornalista pubblicista, bibliotecaria, web content editor, video-maker. Argomenti: diritto alla salute e salute riproduttiva, contrasto alla violenza di genere, studi di genere, cittadinanza attiva Instagram: @Eleonora_Cir

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