Metti un giorno in consultorio

Prima o poi qualcuno dovrà rendere conto di tutto questo.

Un'inchiesta sull'aborto

Questa mattina sono andata al consultorio pubblico della mia zona, nella città di Milano, per una visita ginecologica. Appena entrata, mi sono trovata davanti a questa scena.

Una donna di 43 anni chiedeva – ma è più corretto dire che implorava – di essere aiutata. Il medico di base aveva rifiutato di rilasciare il documento che attesta lo stato di gravidanza della donna e la sua volontà di interromperla. Documento chiamato “certificato IVG” con termini impropri, dal momento che la legge recita: «ll medico di fiducia, di fronte alla richiesta della donna di interrompere la gravidanza sulla base delle circostanze di cui all’articolo 4, le rilascia copia di un documento, firmato anche dalla donna, attestante lo stato di gravidanza e l’avvenuta richiesta».

La segretaria del consultorio stava argomentando con foga che prima di tre giorni non aveva posto.

La signora aveva le lacrime agli occhi per la disperazione: 43 anni, tre figli, operaia. 11 settimane di gravidanza calcolando l’ultima mestruazione, quindi al limite…

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