Onde anomale e calma piatta

Questa piccola riflessione nasce dalla lettura dei materiali diffusi dopo il seminario estivo di Altradimora dedicato a femminismo e nonviolenza. Si è parlato tra l’altro, in quella occasione, di immaturità politica del femminismo. Qui mi aggancio.

Il movimento femminista in tutte le sue varianti ha l’età anagrafica di un secolo e mezzo, ma anche di più se andiamo a vedere i primi vagiti. Durante il quale ha avuto diverse fasi, espressioni, vittorie e sconfitte. Lo metto dentro a quella banda di scalmanati che sono emersi dalla schiuma della storia insieme all’idea stessa di “soggetto politico” e di “cittadinanza”, l’idea di un progetto di liberazione che non si realizza da soli/e, che appartiene a questo mondo e non all’aldilà … comunismo, anarchismo, e via così. Forse piuttosto che di immaturità politica, mi vien da dire che il femminismo soffre di “senilità politica“. La crisi della rappresentanza è grande, travolgente ed è la crisi del soggetto politico come lo abbiamo conosciuto nel Novecento.

La frequentazione costante con gli archivi storici del movimento femminista (o dei femminismi a seconda che nominiamo esplicitamente le differenze che lo attraversano) mi porta spesso a pensare come certi nodi esistano da sempre. La frammentazione, ad esempio.

Il compattarsi delle forze in campo assomiglia a quel fenomeno fisico definito “interferenza di onda“, che può essere costruttiva o distruttiva. Se due onde che si incontrano hanno stessa frequenza e fase, diciamo se il “ritmo” tra punto più alto e punto più basso è lo stesso, allora si crea una grossa onda, che può crescere talmente tanto da diventare una “onda anomala” che tutto travolge. Se però il picco di un’onda coincide con il “ventre” di un’altra, ovvero con il suo punto più basso, il risultato è zero: calma piatta. Se frequenza e fase non coincidono l’interferenza è distruttiva e in questo caso le onde si annullano a vicenda. 

Il formarsi di un’onda anomala in un campo di forze determinate dalla spinta di soggetti politici è qualcosa che sfugge alla volontà soggettiva, per quanto tenace essa sia nel conseguire il proprio obiettivo. O c’è o non c’è.
Di onde anomale ne abbiamo viste, dai primi vagiti del movimento femminista ad oggi. Abbiamo avuto anche momenti di bonaccia stagnante e angosciosa. A conti fatti, la nostra condizione non è pari a quella delle nostre trisavola, il risultato non è zero. Qualcosa cambia in continuazione. Anche nei momenti di apparente calma piatta, qualcosa si muove.

In sintesi, ragionare in termini di onde mi aiuta a spiegarmi i movimenti politici più che non ragionare in termini di maturità o immaturità.

Uno degli argomenti discussi ad Altradimora, come in altre sedi, è la capacità del femminismo di dare l’assalto al “palazzo”, come leggiamo nel post di Laura Cima. Non ne farei questione di “giusto/sbagliato”. Mi trovo con la visione di Paola Lanzon, riportata sempre nel post di cui sopra: “la politica è l’arte di provare a cambiare le situazione a partire dal contesto in cui ci si trova”.

Personalmente preferisco non entrare direttamente nella partita che si gioca sulla scacchiera del potere istituzionale, non perché penso che non sia importante ma perché richiede una certa indole e ognuna è meglio che rispetti la propria. In tutto questo bailamme di onde che interferiscono, preferisco giocare sul terreno culturale e in quello piccolo delle relazioni di prossimità.

Ad esempio, ho sperimentato come può movimentare le acque l’onda del mio femminismo in contesti non politicizzati. In certi casi si creano piccole onde anomale e micro-rivoluzioni. Certe ondate, benché modeste, possono dare soddisfazione. In attesa del grande tzunami, le piccole soddisfazioni aiutano a vivere.

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