L’Europa e il conflitto per i diritti riproduttivi – teniamo d’occhio la Commissione FEMM

L’Europa non è solo patto di stabilità, ma anche pillola del giorno dopo, aborto sicuro, profilattici e diritti delle persone omosessuali. Abbiamo, infatti, una Commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere, che il 29 settembre 2013 ha ultimato una Relazione sulla salute e i diritti sessuali riproduttivi. Un documento corposo, una summa di laicità che andrebbe letta e divulgata come il Vangelo (vada per l’ossimoro).

La Relazione contiene una Proposta di risoluzione del Parlamento europeo sulla salute e i diritti sessuali e riproduttivi che impegnerebbe i Paesi membri sulla materia.

Il 22 ottobre 2013 il Parlamento Europeo respinge la Relazione

Il testo è rinviato in Commissione parlamentare, fa sapere l’Ansa, su proposta di un conservatore britannico approvata a strettissima maggioranza e tra molte polemiche.

Infatti stiamo parlando di prevenzione e cura delle infezioni sessualmente trasmissibili, accesso alla contraccezione e a servizi per un aborto sicuro, educazione sessuale completa e servizi su misura per gli adolescenti, violenza in relazione ai diritti sessuali e riproduttivi, diritti delle persone omosessuali… materia incandescendente per la politica istituzionale, dal momento che gli argomenti eticamente sensibili dividono trasversalmente gli schieramenti.

Tanto per dare l’idea del tono del documento, leggiamo questo passaggio sull’aborto volontario e l’obiezione di coscienza:

Si osservi che sempre più spesso vengono imposti ostacoli ai servizi per l’aborto in paesi che hanno leggi permissive in materia. In via principale, le donne devono confrontarsi con un ricorso non regolamentato all’obiezione di coscienza da parte degli operatori della sanità riproduttiva, con periodi di attesa obbligatori e consulenze di parte2. La pratica dell’obiezione di coscienza ha negato a molte donne l’accesso ai servizi di salute riproduttiva, per esempio a informazioni, all’accesso e all’acquisto di contraccettivi, a visite prenatali e all’interruzione legale della gravidanza. In Slovacchia, Ungheria, Romania, Polonia, Irlanda e Italia sono stati segnalati casi in cui quasi il 70% di tutti i ginecologi e il 40% degli anestesisti oppongono l’obiezione di coscienza alla possibilità di eseguire aborti. Questi ostacoli sono evidentemente in contrasto con le leggi sui diritti umani e con le norme mediche internazionali.

L’appello delle donne in Italia e il prossimo passo prima del 10 dicembre 2013

Su proposta di Luisa Bordiga, attivista del movimento LBGTQ milanese, le associazioni già impegnate nel manifesto sulla legge 194, più altre, scrivono una petizione per l’ Adozione del Rapporto della Commissione FEMM del 22 ottobre 2013, rivolta al Parlamento europeo, in cui si riepilogano i punti salienti e si ricostruisce la vicenda del documento che proprio in questi giorni è in fase di revisione da parte della Commissione.

Sempre grazie all’impegno e al lavoro di raccordo di Luisa Bordiga, veniamo a sapere che ” le caselle email dei e delle MEP hanno subito un bombing, sia da una parte che dall’altra (pro-choice/anti-choice)” e che nella seduta del 25 novembre

il rapporto è stato adottato dalla Commissione FEMM con 19 voti a favore, 15 contrari, nessun* astenut*. Pare che siano state effettuate modifiche relative alle parti più controverse e siano salve quelle relative all’ABORTO legale e sicuro (!)

Ed è Luisa ad informarci che il prossimo passo è la plenaria del Parlamento, prevista per il 10 dicembre 2013 dalle 11:30 alle 12.

Quando avremo il testo licenziato sarà possibile capire se e come mobilitarsi.

Intanto è possibile aderire alla petizione su change.org oppure alla mail salutedirittosessuale@gmail.com

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