Incontro con la ministra Josefa Idem

Mi piace la ministra per le pari opportunità Josefa Idem. L’abbiamo incontrata giovedì 6 2013 giugno a Milano, dove un numero consistente di associazioni ha ricevuto una prima convocazione con l’obiettivo di costruire decisioni politiche dal basso e ascoltare chi opera sul territorio in contrasto alla violenza di genere, contro sessismo omofobia e transfobia. Ho trovato spontanea e sincera la sua attenzione, semplici e dirette le sue parole. Si è trattato di un primo “giro di tavolo”. Marina Piazza, sua collaboratrice, ne ha annunciati altri. Ha detto dopo averci ascoltate (trascrivo dai miei appunti):

Sento molto la responsabilità di questo ruolo, mi dà forza sentire quello che avete fatto.
Mi avete aperto un mondo.
Ho lottato tutta la vita per diritti sulle donne, ma divento semre più consapevole di tutte le piccole cose in cui si manifesta la violenza. Ad esempio, la fatica che sto facendo nel farmi chiamare ministra, agli uomini non viene facile.
Le cause della collocazione donna nella società vengono da lontano. Guardiamo le ragazzine oggi e ci sembra di aver perso qualcosa. Oggi ci sono tante tipologie di ragazze. Immagino che i ragazzi abbiano difficoltà a interagire con ragazze così diverse e per loro trovare una via che non sia quella del maschio alfa.
Stiamo portando avanti la nostra e la vostra causa. Le immagini non sono innocenti, si fissano e facilitano violenza.
Queste occasioni in cui parliamo in tante sono occasioni per quella concertazione di cui abbiamo parlato.
Grazie per il vostro lavoro, mi si apre il cuore, è un servizio al bene comune… non comune in questo momento.
Sarete partecipi di una politica
Il problema è che ci chiedono le ricette. Quali saranno le politiche di pari opportunità? Mi hanno chiesto ad una trasmissione televisiva. Che ne so. È complesso, bisogna conoscere ascoltare e studiare.
Mi incoraggiate, mi sento supportata. Grazie!

L’invito all’incontro è avvenuto per passaparola (nel mio caso, Assunta Sarlo). Nel breve tempo che abbiamo avuto per interloquire, ciascuna ha dato qualche pennellata rispetto a quel che si fa e a quel che sarebbe utile fare.

Ho ringraziato la nostra interlocutrice per aver detto che le piace essere chiamata ministra. Finalmente!

Le ho consegnato il catalogo della mostra storica dell’Unione femminile nazionale, la più antica organizzazione esistente in Italia sui diritti delle donne, a testimoniare quanto è stato fatto, a ben vedere, in poco tempo, e quanto rimane ancora da fare.

Ho riportato qualche impressione a partire dalla mia esperienza di attivista sul tema della violenza di genere e della salute sessuale e riproduttiva, dai laboratori fatti con adolescenti di scuole medie inferiori e superiori, dalla collaborazione con i consultori privati laici di Milano.

C’è una violenza sottile, invisibile e tenace che si manifesta nella riproposizione di ruoli arcaici: la donna come madre e la donna come oggetto di piacere e desiderio sessuale. Deragliare da questi standard è difficile per molte ragazze e giovani donne. Il concetto di autodeterminazione è spesso fuori dal loro orizzonte. Osservo con disagio quanto poco si autorizzino a dire di no, a difendere la propria dignità, a farsi rispettare.

Le giovani donne vivono un’ambivalenza sconosciuta alle generazioni pre-femminismo, nuova: potenzialmente libere ma al tempo stesso fortemente condizionate. Conoscono “il tema” della violenza sulle donne, perché se ne parla molto (e per fortuna), ma faticano a riconoscerla nelle relazioni quotidiane. Vivono come se rispetto, parità e dignità fossero un dato scontato e non sanno come reagire quando, troppo spesso, non lo sono.

Eppure abbiamo fatta strada. Si rischia di tornare indietro se quel che è stato seminato non viene sostenuto e nutrito.

Alla ministra chiedo

Di intervenire su uomini e ragazzi. Molti ragazzi e giovani uomini sono deresponsabilizzati circa gli effetti dei loro atti, in particolare sul sesso ma non solo. Anche loro vivono in una specie di schizofrenia: da un lato “youporn”, su cui formano il loro immaginario sessuale, dall’altro le ragazze vere con ambizioni e desideri propri.

Nessuno (o ancora troppo pochi) spiega ai maschi come tutelarsi dall’infertilità in aumento a causa delle malattie a trasmissione sessuale, come rispettare la propria salute e il proprio corpo, come è liberatorio non dover aderire al modello di “maschio alfa”.

A scuola

A scuola: non serve infarcire gli studenti di nozioni, serve parlare con i ragazzi e le ragazze e soprattutto farli parlare a partire da una semplice domanda: ma tu, così, sei felice? Davvero ti basta questo? Davvero pensi che sia tutto “naturale” e scontato? (Questo ho potuto sperimentare e mettere a fuoco grazie ad Alessio Miceli, compagno di lavoro nei laboratori a scuola)

Le campagne antiviolenza

Basta campagne anti-violenza a base di donne piene di lividi, massacrate di botte, che si difendono da pugni o dentro le gabbie.

L’aborto

Sta tornando ad essere una sacca di silenzio e sofferenza, vissuto come colpa e vergogna.

E ancora

A scuola: introdurre il genere nell’insegnamento della storia, della letteratura, del diritto, dell’economia. I libri di testo sono fermi al pre-femminismo. Si insegna una storia falsamente neutra, mentre opere e contributi femminili vengono sistematicamente cancellati

Consultori e ospedali: mancato rispetto dei Lea (livelli essenziali assistenza) in materia di interruzione di gravidanza e contraccezione.

Consultori: bandi di finanziamento aperti anche ai privati per l’offerta di educazione sessuale. Bandi per il rinnovo o l’apertura di strutture e sedi destinate alla salute riproduttiva della donna e dell’uomo

Comunicazione: va bene la denuncia di quanto siamo “meno”, ma servono anche campagne di promozione del ruolo attivo e consapevole della donna a tutti i livelli e in tutte le sedi: nel pubblico e nel privato. Lo sport in questo senso è un veicolo eccezionale.

Diamo rilievo e visibilità alle migliaia di mediattiviste e blogger che operano in contrasto al sessismo

Troviamo la via per multare le aziende che fanno pubblicità sessista (oggi è prevista la sospensione ma non la sanzione) per finanziare i centri anti-violenza.

Annunci

Un pensiero su “Incontro con la ministra Josefa Idem

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...