Legge 194 in Puglia, le promesse non bastano più

locandinabari194Vorrei aver contribuito a smuovere una situazione stagnante partecipando al convegno di Bari del 24 maggio 2013 sulla legge 194. Il fatto di avere stabilito un nesso, dati alla mano, tra la situazione pugliese e quella lombarda nell’applicazione della legge sull’interruzione volontaria di gravidanza ha irritato qualcuno, ma ha suscitato anche tanti consensi. Aver dichiarato che Nichi Vendola non ha concretizzato dichiarazioni di principio pronunciate con enfasi e convinzione in materia di diritti delle donne, ha provocato l’alzata di scudi da parte di chi si è sentito accusato. Ma ho visto anche tante teste annuire. Non sono stata l’unica a sbottare dopo il videomessaggio del governatore della Puglia, che di nuovo ha ripetuto il ritornello dei diritti delle donne e della legge 194 come se si candidasse al primo mandato.

D’altra parte, se la sottoscritta (“blogger”, come ha sottolineato Ettore Azzolini con un tono che è sembrato a molti sprezzante) non ha usato mezzi termini nel denunciare l’inerzia di un governo regionale di sinistra cui avevamo dato fiducia, anche fuori dalla Puglia, neanche gli altri tra relatori e relatrici hanno risparmiato critiche.

L’obiettivo della critica non è sfasciare tutto. L’obiettivo è presidiare la democrazia tutti i giorni e non soltanto nel giorno del voto. Il patto tra rappresentati e rappresentati/e è dato sulla base di impegni che vanno mantenuti, pena il decadere della fiducia e dunque della credibilità di chi chiede il potere. Siamo vigili. Le parole ci incantano fino a un certo punto se non sostenute da azioni.

Vigiliamo anche a partire dalle gravidanze delle donne, sì. Osservato da qui, il re è nudo e ipocrita più che mai. Per troppo tempo considerato affare “privato”, l’aborto è uno degli argomenti più spinosi e al tempo stesso negletti della politica istituzionale, uno dei nodi in cui si attorciglia un dominio millenario. Quello degli uomini sulle donne attraverso il controllo della riproduzione.

Oggi ci si trascina sulle macerie di quel dominio e si fatica a costruire qualcosa di nuovo. Ci si prova, a costruire. Sbattiamo contro muri ancora alti e solidi. Franiamo pericolosamente sulle promesse del potere, che prima sembra aprirti la via con Osservatori, Tavoli, Progetti. Quando però gliene chiedi conto allora mostra il grugno, pretende più tempo, non ascolta, sminuisce e volta le spalle, come ha fatto con me Domenico Colasanto, direttore dell’Asl di Bari, mentre replicavo alla sua replica. Oppure ti etichetta come provocatrice e ricorre alla retorica da comizio, come ha fatto purtroppo l’assessora Elena Gentile prima di promettere un altro Osservatorio con l’ennesimo Tavolo. Se dal primo se ne è ottenuto tanto poco, con quale garanzia invita a sedersi al secondo? Ce n’è bisogno, di garanzie.

Ma noi vigliamo e denunciamo: sciatteria, negligenza, dimenticanza, silenzio, abbandono, occasioni mancate, impegni presi e non mantenuti. Osserviamo le pessime condizioni, qui in Puglia come altrove, in cui sono costretti a lavorare i medici non obiettori. “Di me si diceva ‘il macellaio’, ‘lo spazzino’”, racconta un ginecologo non obiettore di cui ho raccolto la voce per una inchiesta sulla legge 194. “Spero di averti comunicato quanto è diventato faticoso. Sono trent’anni che sostengo la legge 194 con il mio lavoro, non ne posso più” dice una ginecologa con le lacrime agli occhi. E osserviamo anche il silenzio pudico e vergognoso, per l’aborto vissuto come una colpa, delle donne che non osano chiedere e battere i pugni quando le porte vengono loro sbattute in faccia.

Il convegno intitolato “I diritti delle donne a 35 dalla 194. A che punto siamo in Puglia?”  è stato organizzato dalla CGIL Puglia e CGIL funzione pubblica Puglia, mentre vengono al pettine nodi già evidenziati al convegno del 21 settembre 2012 a Canosa da Marida Leuzzi dell’associazione “Un desiderio in Comune”.

Vengono al pettine i nodi, e fanno male, con il servizio di interruzione volontaria di gravidanza praticamente sospeso da quasi sei mesi all’Asl di Bari, dopo che gli ultimi 4 medici non obiettori dell’Ospedale San Paolo hanno dichiarato obiezione negli ultimi mesi sulla spinta di motivazioni diverse, tra cui le difficili condizioni di lavoro.

Il direttore generale dell’Asl, Domenico Colasanto, è presente in sala insieme ad Elena Gentili, che ha assunto l’incarico di assessora alla Sanità dopo il recente rimpasto di giunta a marzo 2013 (oltre all’assesorato di cui era già titolare, il Welfare, e alle delega alle Politiche di benessere sociale e pari opportunità). Da lui ma in particolare da Elena Gentili le organizzatrici si aspettano risposte e assunzioni concrete di responsabilità a fronte di una situazione insostenibile.

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Comunicato stampa dell’associazione Un desiderio in Comune – 22 maggio 2013

ASL BARI: boicottaggio strisciante o inerzia voluta ?

A distanza di circa 3 mesi dalla notizia apparsa sulla stampa di una ulteriore riduzione dell’intervento pubblico in tema di interruzione volontaria di gravidanza conseguente alla scelta dell’obiezione di coscienza decisa dagli operatori dell’ospedale San Paolo di Bari , dalla Direzione Generale della ASL non giungono ancora notizie circa le soluzioni da adottare per superare questo empasse. […]

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Intervento di Antonella Morga, segretaria regionale CGIL Puglia (estratto – 2,15′)

Relazione Morga convegno 24 maggio 194-78 (pdf)

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Video-messaggio di Nichi Vendola (audio – 5,54′)

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Intervento di Eleonora Cirant

Appunti per intervento legge 194 Bari

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Intervento di Marida Leuzzi, associazione “Un desiderio in Comune” (estratto – 3,40′)

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Intervento di Antonio Mazzarella, responsabile medici Fp Cgil Puglia (estratto – 1,54′)

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Intervento di Domenico Colasanto, direttore generale Asl Bari (estratto – 3,22′)

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Replico a Domenico Colasanto

che 7 anni di governo sono bastati alla Regione Lombardia per trasformare il sistema consultoriale lombardo ed accreditare i Centri di aiuto alla vita, integrandoli nel sistema socio-sanitario regionale. E’ bastata qualche delibera regionale, tra cui la nr 2594 del 2000 che tra l’altro introduce i ticket per l’accesso al consultorio e l’obiezione di coscienza di struttura.

Se in questi 7 anni non siete riusciti, a causa della “situazione pugliese”, dovete spiegarci perché. Se non siete riusciti a produrre delibere regionali e neppure linee guida (es. sulla Ru486) è necessario esplicitare dove stanno gli ostacoli. Fare nomi e cognomi. Parlare chiaro rispetto a quali interessi lo hanno impedito, quali strategie di convenienza elettorale e politica, quali i blocchi dentro e fuori la maggioranza. Per poi rinegoziare il patto di rappresentanza coi vostri elettori e le vostre elettrici.

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Intervento di Ettore Attolini, direttore d’area all’Agenzia regionale per la sanità-Ares (estratto)

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Intervento di Antonio Belpiede, dirigente medico responsabile della U.O. di Ostetricia e Ginecologia di Canosa di Puglia (estratto)

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Intervento di Elena Gentile, assessora Sanità e Welfare Regione Puglia (estratto)

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