La 194 a rischio default tra disinteresse e isolamento

8 e 9 marzo 2013 a Milano e Roma due convegni sulla legge 194, l’obiezione di coscienza e l’interruzione di gravidanza.

Perché la situazione è sempre più difficile. Le donne sono sempre più sole, isolate e colpevolizzate in questa scelta. I servizi sempre meno accoglienti e la politica che governa i servizi sempre più sorda e stolta. La formazione di chi si specializza in ginecologia inesistente.

Fra qualche anno i medici che resistono se ne andranno in pensione e allora “CIAO 194, CIAO, CIAO!”.

Bene, è il caso di darsi una mossa, darsi una scossa. Non è una questione di poche, né delle solite note. E’ una questione di cittadinanza, di politica, di diritti. Di temi concretamente vitali. Il diritto a scegliere in fatto di maternità è ricaduto nell’alveo degli argomenti “eticamente sensibili”. Inizio e fine vita sono temi “non negoziabili” per una certa visione di un certo modo di intendere l’essere cattolici. (Un modo che non tutti/e le persone di fede cristiana gradiscono, come dimostra questa Lettera di don Formenton)

Eppure non è solo questione di etica. Molti medici che si dichiarano obiettori, rifiutando così le cure nececessarie, non lo fanno per motivi etici, come spiega l’antropologa Silvia De Zordo.

La questione è più complessa, o forse più banale. Forse banalmente contano di più, in questa faccenda della 194 a rischio default, gli interessi personali, gli assetti di potere, l’ipocrisia. E anche il vuoto di parola in cui sono cadute, nonostante il ronzio costante dei social network, tutte le questioni che ci riguardano personalmente: amare, nascere, morire, lo stare insieme e il come. Intendo quella parola che vive nella relazione e perciò trasforma chi ne è partecipe.

Appuntamento dunque a Milano, al convegno “Legge 194 cosa vogliono le donne“.
A Roma, al convegno organizzato dall’associazione LAIGA.

Entrambi hanno pronto un manifesto di proposte, che si aggiungono a quelle dell’assemblea nazionale Libere di scegliere di novembre. Dal 9 marzo in poi dovremo unire le forze per maggiore forza d’urto!

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Un pensiero su “La 194 a rischio default tra disinteresse e isolamento

  1. cristina pecchioli ha detto:

    QUESTO E’ IL MANIFESTO CHE LANCEREMO AL CONVEGNO DI DOMANI – ORE 14 ACQUARIO CIVICO DI MILANO – E CHE CHIEDIAMO DI FIRMARE

    MANIFESTO
    Legge 194: cosa vogliono le donne

    a cura di: Usciamo dal Silenzio, Libera Università delle Donne, Consultori privati laici

    IL PREAMBOLO

    La legge 194/1978 che disciplina in Italia l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) compirà 35 anni il prossimo 22 maggio.
    Quasi quattro decenni dopo quel passaggio storico per il nostro Paese, vediamo tradito il suo senso, snaturata la sua applicazione e temiamo per il suo futuro.
    Partendo dal punto di vista delle donne e utilizzando le diverse competenze di cui siamo portatrici, abbiamo scritto questo Manifesto rivolto agli attori politici e sociali, al movimento delle donne di cui siamo partecipi e alla società tutta.
    Questo manifesto contiene alcune proposte concrete che assicurino alla legge 194/78 un futuro migliore di questo problematico presente.

    L’APPELLO

    Ci siamo chieste che cosa vogliono le donne che scelgono di interrompere una gravidanza e lo abbiamo sintetizzato in alcune parole chiave: il rispetto della propria scelta, una corretta accoglienza e la sicurezza per la propria salute. Queste parole possono non restare tali, a patto che l’obiezione di coscienza, seppur tutelata, non gravi sull’esperienza concreta di chi sceglie di interrompere una gravidanza.
    Nessun ospedale pubblico o privato accreditato può sottrarsi alla applicazione della legge e tutti devono garantirla con proprio personale non obiettore.
    La qualità del servizio significa: semplicità di accesso, accuratezza dell’atto medico e adeguatezza della relazione medico-paziente. Tutto ciò non si dà se l’interruzione di gravidanza (chirurgica e farmacologica) continua ad essere vissuta come la “Cenerentola” degli atti medici, un fastidioso problema per le organizzazioni sanitarie e la grande assente nel percorso formativo di medici e personale sanitario.
    Occorre insomma restituirle dignità etica e scientifica.
    Ed occorre, insieme, ridare ai consultori la centralità che hanno avuto in passato nel percorso di interruzione della gravidanza: accogliere la
    donna, accompagnarla nella sua scelta, instaurare con lei una relazione sui temi della contraccezione.
    Altri paesi europei e, in Italia, alcune regioni virtuose lo fanno già.
    Non ci sono alibi, se non la mancanza di volontà politica e il deficit di laicità, perché tutto ciò che proponiamo nel nostro Manifesto non venga garantito ad ogni donna, ovunque viva nel nostro paese.
    Per questo chiediamo agli attori politici, a ciascuno di loro secondo le proprie competenze, atti concreti.

    LE PROPOSTE

    1) L’OBIEZIONE di COSCIENZA

    La legge sancisce i confini del diritto all’obiezione di coscienza del personale sanitario. Confini che, nel tempo, sono stati travolti (per motivi di coscienza, ma anche di opportunità e di carriera) disattendendo i principi su cui si era fondata la loro formulazione. Essi vanno ristabiliti.

    L’applicazione della legge

    a) La legge non prevede un’obiezione di coscienza “di struttura”. Ogni struttura pubblica o del privato accreditato (sia essa un ospedale o un consultorio) dev’essere dunque obbligata ad applicare la legge. Solo a fronte di questo impegno può essere concesso l’accreditamento.

    b) Le strutture pubbliche o del privato accreditato con servizi di Diagnosi prenatale devono provvedere, in caso di richiesta della donna, all’interruzione di gravidanza oltre i 90 giorni di gestazione a seguito di una diagnosi di anomalia fetale (aborto terapeutico), assicurando in tal modo la continuità assistenziale raccomandata in tutte le linee guida nazionali (Ministero della salute) e internazionali (OMS).

    c) Non è previsto l’esercizio dell’obiezione di coscienza per la prescrizione e la vendita di dispositivi per la contraccezione, compresa la cosiddetta pillola del giorno dopo (che non è un farmaco abortivo).

    d) Il medico ha il dovere di informare la paziente della propria scelta di obiezione e deve metterla al corrente dei suoi diritti in base alla legge vigente dandole tutte le informazioni utili (tipologia di intervento, tempi, luoghi, modalità) per accedere ai servizi che garantiscono l’applicazione della legge.

    e) Il personale obiettore non è esentato dal prestare assistenza alla paziente prima e dopo l’intervento chirurgico e durante il trattamento farmacologico per l’IVG e per l’aborto terapeutico. In caso questo avvenga, il trasgressore dev’essere deferito al Consiglio di disciplina.

    L’organizzazione del servizio

    a) All’interno delle divisioni di Ginecologia ed Ostetricia si devono istituire Strutture Semplici dedicate all’IVG. Il personale medico necessario al funzionamento di queste strutture dev’essere assunto con concorsi o procedure appositi.

    b) La mobilità del personale non obiettore tra Enti o l’utilizzo di liberi professionisti esterni per garantire la continuità di servizio deve avere carattere transitorio.

    c) La contrattazione sindacale aziendale deve ottenere una modalità di organizzazione del lavoro che non penalizzi il personale dedicato al servizio di IVG (ripartizione equa dei carichi di lavoro, salvaguardia dei riposi e delle ferie) e che si avvalga del personale obiettore per quanto riguarda l’assistenza necessaria nella fase precedente e successiva all’intervento.

    2) Il RUOLO dei CONSULTORI e la CONTRACCEZIONE

    a) Si richiede alla Regione Lombardia la modifica della Deliberazione n. 2594 dell’11-12-2000 nella parte che consente ai consultori privati accreditati di non dare consulenza sull’interruzione di gravidanza.

    b) I consultori (pubblici, privati accreditati e privati laici) devono assumere un ruolo centrale nel percorso dell’interruzione di gravidanza. Tocca a loro costituire una via preferenziale per predisporre l’accesso all’ospedale di riferimento della donna e garantire un incontro dopo l’intervento per una consulenza sulla contraccezione.

    c) Il consultorio deve distribuire materiale informativo tradotto in varie lingue su contraccezione, prevenzione e servizi sociosanitari territoriali, e deve poter contare sulla collaborazione di mediatrici linguistico-culturali.

    3) La FORMAZIONE e l’ACCOGLIENZA

    a) L’interruzione di gravidanza viene oggi gestita come un “problema” che le strutture sanitarie affrontano affidandosi talvolta a consulenti esterni e gettonisti. Va restituita dignità scientifica ed etica all’atto medico dell’IVG, come questione che attiene alla salute e all’autodeterminazione delle donne. Occorre quindi un intervento formativo, oggi carente o assente, rivolto a futuri medici (facoltà universitarie e scuole di specializzazione) e ad altri professionisti sanitari, che preveda anche un aggiornamento sulle tecniche (incluso l’aborto farmacologico) e sulla sicurezza dell’intervento.

    b) Occorre disporre negli ospedali di spazi separati per l’accoglienza e la degenza delle donne che effettuano le interruzioni di gravidanza.

    4) L’ I.V.G. FARMACOLOGICA

    La letteratura scientifica conferma che l’aborto farmacologico non richiede il ricovero ospedaliero di tre giorni. Si chiede dunque che possa essere praticato anche in regime di day hospital, come avviene in altri paesi europei e nella Regione Emilia Romagna.

    5) La COMMISSIONE d’INCHIESTA sull’APPLICAZIONE della LEGGE

    Da indagini informali risulta che i dati ufficiali forniti dalla relazione annuale del Ministero della Salute sulla legge 194 non riescono a fotografare lo stato reale della sua applicazione sul territorio. Chiediamo che venga costituita una commissione di inchiesta che verifichi i dati ufficiali sulle percentuali di obiezione (molti sanitari che non hanno ufficializzato l’obiezione non sono di fatto disponibili a fare IVG) e ne rilevi altri di grande interesse anche per valutazioni sul futuro della legge sul medio e lungo periodo (l’età dei non obiettori, la diffusione e le modalità dell’aborto farmacologico).

    6) La VIA GIURIDICA NAZIONALE e SOVRANAZIONALE alla
    GARANZIA del SERVIZIO

    a) Promozione di giudizi incentrati sulla violazione del diritto alla vita e alla salute della donna laddove l’esercizio dell’obiezione di coscienza non è bilanciato da atti che garantiscano il servizio di interruzione di gravidanza come previsto dalla legge 194.

    b) Promozione di giudizi relativi al carico di lavoro che ricade sul personale sanitario non obiettore quando esso compromette l’esercizio degli altri diritti di cui il personale è titolare in forza del rapporto e/o degli incarichi di lavoro.

    c) Proposizione di reclami collettivi al Comitato Europeo dei diritti sociali del Consiglio d’Europa, che riguardino i profili di contrasto rispetto alla Carta Sociale Europea in relazione alla tutela del diritto alla vita, alla salute e alla autodeterminazione della donna, nonché alla tutela dei diritti lavorativi del personale sanitario e medico non obiettore di coscienza.

    Milano, marzo 2013

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