La sinistra, le primarie e gli argomenti concretamente vitali

Lavoro, rigore, equità sociale, ecologia, rinnovamento, produttività, legalità. Tra le parole forti del dibattito che accompagna la corsa delle primarie di centro-sinistra rimangono in secondo piano i cosiddetti “argomenti eticamente sensibili”, ovvero ciò che riguarda il nascere, il morire, le forme sociali in cui ci leghiamo in vincolo affettivi con altre persone, i dispositivi di potere che si manifestano nella sessualità. Argomenti che sarebbe più opportuno definire “concretamente vitali”.

Sotto il mantello della crisi la politica parla nel registro dominante, quello economico. Ha un senso, perché l’Europa dei banchieri e della finanza uccide l’Europa dei diritti. In Europa l’importanza dei patti in materia economica e fiscale è inversamente proporzionale all’importanza dei patti in materia di diritti sociali e civili.

D’altra parte anche nell’agenda dell’Europa dei diritti non ci si cura molto degli “argomenti concretamente vitali”, come se si trattasse di un lusso, qualcosa in più. Se li lasciamo fuori dall’agenda e dai programmi dimentichiamo che i politici legiferano e decidono in base al proprio orientamento sulla vita di tutti e tutte. Sono decisioni che si traducono in una limitazione di libertà “concretamente sensibile” sotto la copertura delle regole democratiche.

Che il governo Monti non sia poi tanto tecnico è un fatto noto (rilevato, analizzato, indagato) sul piano delle politiche economiche. Che il governo Monti non sia tecnico neppure dal punto di vista degli argomenti “concretamente vitali” è meno plateale.

L’ultimo esempio viene dalla Relazione del Ministro della salute sull’applicazione della legge 194. Tutto fuorché la relazione di un Ministro tecnico. E’ talmente orientata da suscitare le proteste della LAIGA (Libera associazione italiana ginecologi per l’applicazione della 194), che in una lettera aperta scrive: “l’attuale Ministro, a fronte di una assoluta drammaticità della situazione, non si limita a riferire i dati, ma li inserisce in un contesto ideologico inaccettabile”. La visione etica dei nostri e delle nostre rappresentanti non è così ininfluente se in Lazio si è arrivati a denunciare i primari di alcuni ospedali per interruzione di pubblico servizio. Lo hanno fatto l’Associazione Coscioni e l’Aied, perché in molte sedi ospedaliere non esiste più il servizio di interruzione di gravidanza.

Non è così indifferente l’orientamento della politica in materia di “argomenti concretamente vitali” se a Milano l’Asl ha potuto permettersi di inviare una circolare in cui vieta alle e ai dipendenti dei consultori pubblici di fare educazione sessuale nelle scuole (con il risultato che dal 2009 le scuole si rivolgono ai consultori privati, in misura maggioritaria di matrice religiosa).

 Gli effetti di una visione non laica e non sessista dei rapporti tra persone non sono innocue, perché si traducono in malattie, infertilità, aborti, traumi, violenza.
Da sinistra ci si cura poco di denunciarlo. Ebbene, curiamocene.
[…]
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