Madri vs non madri tra paura e libertà. Istruzioni per uscire dalla trappola e non rendersi infelici

Madri e non madri, bisogna per forza dividersi in due squadre di calcio che si contendono il trofeo della libertà? Me lo sono chiesta all’uscita da una presentazione di “Una su cinque non lo fa”, in cui si è riproposto il solito tranello: che una scelta debba vincere sull’altra.

“F. madre di una bimba di 15 mesi, quando sono rimasta incinta mi ha detto a proposito di fare un figlio: se non lo fai puoi continuare la tua vita ed essere felice, se lo fai ti rendi conto di esitere proprio per quello. Mi sembra riassuma bene…”

Così mi scriveva un’amica neomamma qualche giorno fa, a proposito di madri e non madri. La frase mi è tornata in mente nel corso di un dibattito in cui si parlava dello stesso argomento a partire da “Una su cinque non lo fa“. Ero stata invitata dal gruppo della Libera università delle donne di Cernusco s.N., che da anni si dà appuntamento un giorno alla settimana, in biblioteca, per discutere a partire da un libro.

Al gruppo di donne abitué si erano aggiunte per l’occasione due nuove. Indicativamente mie coetanee, una con il pancione l’altra con un bimbo di pochi mesi in braccio.

Quando si è aperto il dibattito, ha preso subito parola una delle due mamme, dichiarando, mentre scuoteva la testa: “è solo la paura”. 45 minuti di argomentazioni liquidate in 4 parole, ho pensato.

Il suo discorso è suonato alle mie orecchie più o meno così: “è solo la paura che impedisce alle donne di diventare madri. Io prima lavoravo 24 ore su 24 e non avrei mai pensato di diventare madre, poi ho trovato lavoro in una azienda che non ostacola la maternità e l’uomo giusto. Ho fatto due bambini e adesso sono molto migliore di prima, lavoro e sono mamma. Le nostre madri dovevano scegliere, noi possiamo essere tante cose, possiamo essere totalmente realizzate nel lavoro e come madri, senza rinunciare. Non è poi così difficile fare quello che ci si aspetta da te”.

Non credo che sia solo la paura ad impedire di diventare madri, non più di quanto la paura sia una spinta a diventarlo. C’è molta più complessità, ed è quella che ho provato a dipanare in questo libro. C’è una spinta di libertà, che dalle madri spesso non viene raccolta, o viene fraintesa. Per questo ho dedicato un capitolo a “confronti e conflitti”, quelli appunto tra madri e non madri. Cito la testimonianza di Amanda, una delle protagoniste:

Mi è capitato di sentire donne che si offendono se tu parli del non avere figli. E’ come se il vivere come un’affermazione di libertà il fatto di non essere madri, le bollasse automaticamente come donne non libere, che si sono autolimitate, che hanno ridotto la propria identità a un’identità relazionale. Io non credo affatto che sia così, ma questo aspetto è interessante, ci si trova alla fine come in due squadre di calcio, madri e non madri.

“Se lo fai ti rendi conto di esitere proprio per quello”. Non l’ho fatto, per cui non posso dire. Ma credo che se davvero esistessimo “proprio per quello” non esisterebbo figli infelici e mamme che vanno in analisi per dare parola al senso angoscioso non sapere come fare.

Siamo fatte per essere quelle che siamo, ma siamo una diversa dall’altra e nessuno ci ha infilato il bugiardino in tasca coi modi d’uso e le controindicazioni.

La maternità come istinto? Ne dubito. Ritrovo in me gesti spontanei delle tante volte in cui ho accudito bambini piccoli. Molte donne non conoscono questi gesti. Sono gesti appresi, nel rispecchiamento identitario con le mie simili, le madri, le zie, le nonne. Gesti di memoria antica. La mia memoria, in quanto umana, è insondabilmente profonda e ricca. Quanti altri gesti potrei cavarne fuori?

I gesti materni mi vengono spontanei, facili facili. Ma “quello per cui sono fatta” non coincide questi gesti: sta altrove. Quello per cui sono fatta lo vado scoprendo sul sentiero della vita, e scoprendolo ne sono colma, appagata.

Non credo nemmeno che possiamo essere totalmente realizzate in tutto. Possiamo esserlo solo a determinate condizioni, che valgono purtroppo per poche e per sempre meno. Più spesso dobbiamo scegliere, rinunciare, troncarci via delle parti. Molte volte non è facile, e chiede di guardarsi dentro con molta attenzione e onestà. “E non è che scegli una volta per tutte: torni e ritorni sulla tua scelta, interrogandola con domande a volte uguali a volte nuove, in una ricerca che può durare anche tutta la vita”: è un pensiero di Rosaura, condiviso con noi sempre durante lo stesso dibattito.

Madre o non madre, la domanda che vorrei farti è: qual è il fuoco che alimenta i tuoi sogni, i tuoi gesti, le tue azioni, le tue scelte?  Se lo riconosci, potrà illuminare la strada, almeno per un tratto.

Crediti immagine: http://www.artsblog.it/galleria/the-way-it-is-lestetica-della-resistenza-by-alfredo-jaar/1

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3 thoughts on “Madri vs non madri tra paura e libertà. Istruzioni per uscire dalla trappola e non rendersi infelici

  1. Paolo1984 ha detto:

    Capita sempre: se dici che hai scelto di non avere figli e ti senti libera, chi ce li ha o chi vorrebbe averli ma non può per vari motivi, si sente giudicata (magari si chiede “ma allora io sarei una schiava?”), allo stesso modo chi dichiara in pubblico di essere madre e contenta di esserlo farà storcere il naso a chi non vuole essere madre o a chi lo è ma non è tanto contenta.
    In realtà basterebbe dire che nessun modo di vivere è di per sè meno libero o più libero di un altro. Insomma, basterebbe rispetto per le situazioni personali e le scelte di tutte

  2. Elisa ha detto:

    Ho 38 anni, lavoro da quando ne avevo 19. Ho due figli maschi, di 8 e 4 anni, un marito attualmente disoccupato e un impiego molto full time.
    Non avrei mai potuto rinunciare al mio lavoro per niente al mondo. E per niente al mondo avrei potuto rinunciare ad avere dei figli.
    Ma tutto questo non mi impedisce di essere soprattutto donna, e libera. Faccio danza araba da 3 anni, esco con le amiche, mi concedo anche dei fine settimana fuori casa. Perchè ne ho bisogno.
    E quando sono a casa sto con i miei figli, ridiamo, scherziamo, giochiamo, sono anche severa e non concedo loro di fare i capricci solo perchè ‘mamma torna a fine giornata e allora ci deve dare quello che vogliamo per ripagarci della sua assenza’.
    Io sono felice, loro mi vedono felice e serena, e non c’è niente di meglio per un bambino che vedere la propria mamma serena e sicura.
    Penso che il mio comportamento li aiuti anche a capire, con l’esempio, il valore e il rispetto dell’indipendenza della donna.

    • Grazie Elisa per aver condiviso la tua esperienza su questo blog. Mi viene da chiederti chi, nella tua famiglia, svolge il lavoro di cura al posto tuo, dal momento che lavori più che full time. Intendo dire tutte quelle miriadi di azioni quotidiane che richiedono presenza e continuità. È una domanda sincera, non retorica.

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