Dal celodurismo alla forza gentile

E’ finito il tempo del celodurismo, adesso è il momento della forza gentile. Con questo auspicio un po sloganistico osservavo la folla in piazza Duomo, una settimana fa esatta, mentre in decine di migliaia festeggiavamo il neoeletto sindaco di Milano.

In omaggio al cambiamento, ho intitolato così la sequenza di asana che ho proposto il martedì successivo durante il mio corso di yoga allo Spaziolife.

La forza gentile

Trikona – il trangolo
Il corpo forma un triangolo con la punta verso l’altro e un trangolo con la punta verso il basso, che si sovrappongono al centro, nel cuore. La forma simboleggia l’equilibrio tra l’energia maschile e femminile.
La forma si ripete nella variante del triangolo “legato”, che amplifica l’azione sui due piccoli chakra del sole e della luna.

Dākini – la strega
Nel buddhismo tantrico le Dakini sono “donne che danzano nel cielo” donne che solcano i cieli,  donne che “festeggiano la libertà del vuoto”.  Nello yoga ratna Dakini è la strega, la manifestazione del femminile profondo, viscerale e selvaggio.

Durgā – l’inaccessibile
Nella mitologia induista, Durgā è una valorosa guerriera che combatte le forze maligne. E’ raffigurata a cavallo di un leone o di una tigre, e ha il duplice aspetto di dea benevola e terribile.

Virābhadra – l’eroe terrifico
Virabhadra è Shiva nel suo aspetto irato e terrifico. Shiva è l’aspetto maschile della divinità. La forma insiste sull’elemento fuoco.

Mahāvira – l’eroe compassionevole
Nella forma di Mahāvira l’eroe si china verso la terra, in un atto di umiltà. Dalla preponderanza del fuoco a quella dell’acqua.

Bhūmi – l’esistente
E’ la terra su cui muoviamo i passi, il peso con cui graviamo su essa, il mondo che ci ospita, la terra che coltiviamo per trarne nutrimento.

Skanda – l’assalitore
Dio della guerra, colui che afferra e trattiene. Raffigurato con un’arma in pugno, una lancia o l’arco e le frecce, cavalca un pavone

Durgā bhadra – la propizia
Durga nella forma di terra, che enfatizza il suo aspetto benevolo.

Akarna dhanurasana – posizione dell’arco teso fino all’orecchio
In questa forma il corpo assomiglia ad un arco da cui sta per scoccare la freccia. La ricerca dell’equilibrio delle forze impegna la mente in una concentrazione assidua. La tensione degli arti coesiste con il loro rilassamento.

Sūpta vīra – l’eroe che riposa
Il guerriero, o la guerriera che riposa. Interviene sul mondo liquido e incoscio del secondo chakra, cui sono relati i fluidi corporei.

Yoga nidra – il sonno cosciente dello yoga
E’ l’abbandono del peso alla terra, e della mente all’ondeggiare del respiro. Nell’immobilità del corpo si sperimentano i movimenti sottili.

Miranda Shaw, L’illuminazione appassionata, Venexia, 2010
Gabriella Cella, Yoga-ratna il gioiello dello yoga, Feltrinelli, 1998

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One thought on “Dal celodurismo alla forza gentile

  1. maurizio ha detto:

    Chi eri?Chi sei?
    Ho raccolto dalla spiaggia un pezzo di relitto.Giaceva anonimo tra la schiuma della risacca.Un’ alga adesa alla superficie in abbraccio irriverente; asfittico tentativo di rianimare un racconto trattenuto tra le porosità , di ciò che è un volto, una storia. L’ho riposto nel buio di una tasca, in attesa di una risposta.Da dove vieni? Chi eri? Chi sei?Ora giace confuso tra il disordine degli oggetti quotidiani. Solo un casuale silenzio, ogni tanto, lo rileva dall’ombra e dalla polvere, attendendo sempre la stessa risposta:Da dove vieni? Chi eri? Chi sei?”
    È una mattina qualsiasi, di un giorno qualsiasi, di quest’anno 2005. Un uomo qualsiasi inizia la sua giornata. Lo specchio riflette la famigliare immagine : un appuntamento scontato. Un rito che si ripete quotidianamente, riproponendo ogni volta la ripresa di un colloquio con se stesso che neppure l’oblio del sonno ha sospeso, bensì trasformato nel tormentato mondo dei simboli. L’aspetta una giornata densa incontri, gesti, discussioni, attese. Disparate traiettorie intersecheranno la sua direzione di cammino. Un continuo scambio di energie in quel vortice di relazioni che contraddistingue il ruolo dell’uomo occidentale all’interno della propria società. Nel contorno delle trasparenze rivede tutto il cammino fin qui fatto e cerca dentro di sé il senso e la direzione di questa giornata che andrà a vivere. Risuona dentro di se il monito di un profeta “siate nel mondo ma non del mondo”. Avverte che queste parole lo riportano ad un luogo dove è già stato e la cui lontananza lo strugge di malinconia. E’ un luogo a cui sente di dover tornare, attraversando l’esperienza della condizione umana. Condizione che egli vive nella contraddizione di ciò che sente di essere e ciò che invece riesce ad essere. Vive in lui l’esigenza di coniugare una visione del proprio destino con le contraddizioni del proprio ruolo sociale. Sente che è chiamato a spendere i propri talenti dentro un esperienza di vita che lo vuole in questo posto, in questo tempo. Sa che e non può sottrarsi al ruolo verso cui è guidato da mani invisibili e provvide, seppur nell’illusione di essere protagonista delle proprie scelte. Sa che ogni pensiero di questa giornata che andrà a vivere ed ogni gesto che ne deriverà non andrà perso nella banalità o nella inutilità . Tutto avrà un senso, anche se non facilmente comprensibile e manifestabile. E’ appunto la ricerca di questo senso che lo invita a compiere come Arjuna un viaggio dentro se stesso attraverso lo yoga. “Il viaggio dell’eroe”
    Seduti sul loro tappetino, sono incuriositi, ansiosi di iniziare. Qualcuno è venuto attirato da un manifesto appeso ai muri, altri convinti da un praticante che già frequenta la palestra. Per alcuni è il desiderio da molto rimandato che finalmente, per circostanze disparate, ora si realizza. Per altri un modo per riempire il tempo libero con qualcosa di più impegnato e che per di più va di moda. Per i chi già frequenta, la continuazione di un percorso iniziato da tempo e che continua, nell’attesa di ritrovare le sensazioni positive nelle precedenti lezioni e perché no, la risoluzione di qualche problema fisico o esistenziale. A tutti è d’obbligo da parte dell’istruttore la premessa per quello che stanno per apprendere. Cos’è lo yoga ratna? In cosa si differenzia dagli altri yoga, denominati da altre definizioni, le più disparate? Definizioni che tra l’altro creano a chi si approccia a questa disciplina una grande confusione. E come sempre da quando insegno la risposta è sempre la stessa: “siedi, stai calmo e ascolta. E se quando ti rialzi senti che quello che hai vissuto ti scalda il cuore, ecco, hai trovato il posto dove è occultata la risposta alla domanda”. Anche se è difficile per un occidentale accostarsi ad una disciplina, che come lo yoga, insegna ad incontrare e conoscere se stessi, senza la proposta di un manifesto programmatico, penso che l’unico invito che posso fare per rispondere alla domanda che cos’è lo yoga sia di rimandarlo a quella dimensione interiore dove, nel percorso della solitudine, può sentire che ogni risposta è già dentro di lui. “Nessuno uomo può rivelarsi nulla se non ciò che già sonnecchia nell’alba della vostra conoscenza. Il maestro che cammina all’ombra del tempio tra i suoi discepoli non offre il suo sapere ma piuttosto la sua fede e il suo amore. Se egli è saggio non vi inviterà ad entrare nella memoria del suo sapere, ma vi guiderà piuttosto verso la soglia della vostra mente. Gibran.” Dico sentire e non capire. Capire è un’attitudine tipicamente occidentale che risponde ad un’interpretazione antropocentrica del proprio posto all’interno del mondo. Capire è sinonimo di possedere, dominare. L’uomo dei nostri tempi ha posto nella ragione la sede delle proprie istanze esistenziali dimenticando il mistero di cui l’esistenza è impregnata. Il mondo spirituale del creato trascende la possibilità della sua decodifica ed anche se la scienza tenta di rispondere a tutte le curiosità che ha l’uomo verso se stesso e il suo destino, impatta con una realtà che sfugge alle strutture della ragione. Sentire invece come risposta all’ascoltare è la caratteristica dello yoga e di altre discipline che vengono dall’oriente dove l’uomo si pone dentro l’ordine cosmico, dove vive la consapevolezza per questa suo privilegio: l’attitudine al sentire, a percepire l’armonia di se stesso come parte di un tutto e come un tutto, espresso in una sua parte (goccia che si ostina ad essere tale, dimenticando di essere oceano). Lo yoga ratna pone l’accento proprio su questo aspetto. Il termine “ratna” in sanscrito significa gioiello, inteso come luce interiore dell’individuo che attraverso l’ascolto nella pratica degli otto stati codificati da Patanjali nell’Hastanga yoga , ne diviene consapevole e la riporta alla superficie affinché possa illuminare la sua ricerca esistenziale. Lo yogaratna è una fusione tra aderenza alle fonti, esperienza individuale e intuizioni, filtrate su se stessi e proposte come esperienza all’adepto affinché, attraverso il proprio sentire ne faccia una ricerca personale. Soprattutto quest’ultimo aspetto, l’esperienza personale, lo connota di originalità. Lo yoga è definito dalla tradizione indiana un “darshana”, tradotto letteralmente come “punto di vista”. Il punto di vista di chi osserva la realtà che lo circonda, ma ancor più il suo aspetto interiorizzato, muta costantemente in relazione agli eventi ed ai percorsi che sta facendo. Disegna di volta in volta scenari e prospettive nuove. Nessun giorno è uguale ad un altro ( Non si può entrare due volte nello stesso fiume .Eraclito) Chi cammina consapevolmente sul proprio sentiero, sa che ad ogni passo il punto di vista può cambiare e le certezze sono continuamente messe in discussione. La ricerca della verità passa unicamente attraverso la propria esperienza.
    .

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